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Un aiuto dalla Natura per la fertilità

Un aiuto dalla Natura per la fertilità

State provando a realizzare il sogno di diventare mamma e papà senza riuscirci?

Le piante officinali selezionate che puoi trovare in erboristeria possono aiutarvi a far sì che il vostro desiderio diventi realtà!

Nella maggior parte dei casi il problema non è da collegarsi a disturbi gravi, ma a squilibri ormonali, che a sua volta dipendono da motivi di natura psicologica.

La prima pianta che può aiutare è la Maca.
Nella maggior parte dei casi, se un figlio non arriva dipende da lui.
Gli spermatozoi possono essere deboli o dotati di scarsa motilità, per cui non hanno la giusta spinta e forza per raggiungere l’obiettivo.
I principi attivi della Maca li rinforzano e ne aumentano il potere fecondante.
Nella donna la Maca aiuta a stimolare i follicoli a produrre ovociti.

E’ una pianta delle Ande peruviane, conosciuta da sempre e chiamata anche “pianta della felicità” per via dei suoi effetti afrodisiaci e per la sua proprietà di aumentare la fertilità.

Inoltre la Maca determina uno stato di benessere generale sia fisico sia psichico, che la rende un integratore ideale: stimola il sistema nervoso, aiuta nella concentrazione, aumenta il grado di energia e combatte la stanchezza.

Il Trifoglio rosso è un’altra pianta molto utile in caso di infertilità.
Grazie al suo alto contenuto in vitamine e proteine è un vero nutrimento per l’utero.
Contiene anche magnesio, che rilassa il sistema nervoso.
E contribuisce a far funzionare al meglio le ghiandole ormonali, ripristinando l’equilibrio degli ormoni.

Anche l’olio di Lino può avere benefici sia per gli uomini sia per le donne.
Quest’olio contiene omega 3 e omega 6, vitamine del gruppo B, potassio, magnesio, proteine, zinco.
Anche il sistema riproduttivo può beneficiare delle proprietà dell’olio di semi di lino.
Negli uomini aiuta a mantenere gli spermatozoi sani ed attivi, nella donna contribuisce a stabilizzare gli estrogeni prodotti.

Il Dong Quai è una pianta poco conosciuta nel mondo occidentale, ma molto usata dalle donne asiatiche.
E’ usata per la salute del sistema riproduttivo, in particolare dell’utero.

Un’altra pianta per la fertilità è la Damiana.
E’ un eccellente afrodisiaco e un aiuto per combattere l’impotenza.
Viene usata per la regolazione del sistema nervoso, per il bilanciamento degli ormoni e per l’aumento del desiderio sessuale.

Il Rubus idaeus, il Lampone, è noto grazie ai suoi squisiti frutti.
Il suo gemmoderivato è un prodotto erboristico che trova larga applicazione nei disturbi genitali femminili, grazie alle sue proprietà riequilibranti sulla sfera sessuale della donna.
Agisce sull’apparato genitale femminile, regolando il cosiddetto asse ipotalamo-ipofiso-gonadico e trova impiego in tutte le problematiche legate al ciclo mestruale.

Una citazione particolare va a She oak, un fiore australiano.
Il fiore di questa pianta ha un apice sferico, che si sporge a catturare il vento in un modo molto simile a quello con cui le tube di Falloppio catturano gli ovuli espulsi dalle ovaie.
Il fiore si trasforma poi in un frutto simile a una nocciolina, che è della stessa misura degli ovociti umani.
Queste caratteristiche mettono il fiore in relazione con la fertilità delle donne.
E la sua funzione è legata ai fattori emozionali che inibiscono la fertilità: infatti è molto utile per le donne che non riescono a rimanere incinta nonostante l’assenza di problemi fisici.
She oak sembra dissipare i blocchi emotivi, consci o inconsci, che possono impedire il concepimento.

Ecco qui alcune erbe per la fertilità.
Dove non ci sono patologie importanti, possono essere una validissima alternativa alle terapie farmacologiche.
​​​​​​​E’ comunque bella l’idea di affidarsi alla Natura per l’atto più grande che la Natura stessa abbia creato e che si chiama “vita”.

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Glutammina: una soluzione contro la gastrite e le ulcere gastriche

Glutammina: una soluzione contro la gastrite e le ulcere gastriche

La Glutammina è un amminoacido non essenziale prodotto naturalmente dall’organismo e che si trova anche in alcuni alimenti come la carne di manzo, di pollo, di pesce, nelle uova, nei latticini e in alcuni frutti e verdure.

La sua sintesi avviene soprattutto a livello muscolare a partire da altri amminoacidi: arginina, ornitina e prolina.

La sua forma biologicamente attiva è la L-glutammina e viene usata soprattutto dagli sportivi per aumentare la massa muscolare e per recuperare in fretta la stanchezza del dopo sport.

È stata studiata anche riguardo alla sua capacità di mantenere in salute e quindi in buon funzionamento la normale funzione immunitaria.

Così come per la sua attività contro l’ossidazione e la formazione di radicali liberi (soprattutto per gli sportivi, sottoposti ad ossidazione muscolare).

Oggi diversi studi in vitro e in vivo dimostrano che sia utilissima anche contro la sindrome del colon irritabile e per proteggere lo stomaco dalle ulcere gastriche, anche quelle causate dal batterio Helicobcter pylori.
Quando è presente questo batterio, la risposta immunitaria è forte, ma non abbastanza da liberarsi dalla sua infezione.
Di solito quindi si ricorre agli antibiotici, che debellano il batterio, ma non aiutano a compensare i danni sulle pareti dello stomaco che eventualmente può aver lasciato.
Ecco che può entrare in gioco la Glutammina, che abbassa il livello di infiammazione, risana le ulcere e protegge dalla gastrite.

In questo senso può essere una valida alternativa ai cosiddetti “protettori gastrici”, che sono ottimi farmaci in grado di controllare le lesioni dello stomaco, ma solo se usati per tempi brevi (al massimo per un mese).
Il problema di questo tipo di farmaci è che vengono prescritti per tempi troppo lunghi e questo facilita l’insorgenza di effetti collaterali gravi.
Infatti cancellare e inibire l’acidità dello stomaco (che oltre ad essere lo strumento per facilitare la digestione è anche una difesa contro l’ingresso di batteri), si può trasformare più in danno che in beneficio.
Chi fa uso prolungato di inibitori di pompa protonica può infatti andare incontro a disturbi importanti come mal assorbimento dei nutrienti, allergie alimentari, artrite, rischio di infarto, carenza di vitamine (soprattutto B12), demenza, malattie degenerative, …

Cosa fare allora se si soffre di gastrite persistente e reflusso?
Intanto masticare bene per facilitare il lavoro dello stomaco (la prima digestione avviene davvero in bocca!), aiutare il completamento della digestione con l’assunzione di enzimi digestivi e magari anche di colostro (il primo liquido secreto dalle ghiandole mammarie, molto ricco di cellule immunitarie), che riequilibra la mucosa gastrica e intestinale.

Esistono poi delle formulazioni naturali, efficaci e sicure, che possono essere usate anche per tempi lunghi, che aiutano ad affrontare il disagio di una gastrite e di un reflusso insistenti.
Come per esempio compresse masticabili che aiutano a digerire meglio e a ridurre l’acidità (a base per esempio di Liquirizia, Aloe vera e calcio carbonato).

Assumendo poi la L-glutammina, questa aiuterà a riparare le mucose digestive.
​​​​​​​Quindi in caso di ulcere, anche micro, non solo favorirà la loro cicatrizzazione, ma aiuterà anche ad alleviare il sintomo e il disagio del bruciore gastrico e di un intestino infiammato.

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Tensioattivi: cosa sono e a cosa servono?

Tensioattivi cosa sono e a cosa servono

Come fa un detergente a lavare e a pulire?
Lo fa grazie a sostanze chiamate “tensioattivi”.
Sono loro che ci aiutano nella detergenza della pelle e dei capelli, della casa e dell’abbigliamento e di tutto ciò che necessita di pulizia.

Sapete cosa sono?
I tensioattivi sono delle sferette che intrappolano lo sporco.
O meglio.
Immaginate un tensioattivo come un fiammifero, con una testa che ama l’acqua (idrofila) e odia i grassi (lipofoba) e con un corpo (detto coda) che al contrario odia l’acqua e ama i grassi (idrofobo/lipofilo).

Questi fiammiferi possiamo immaginarli come degli intermediari, dei mediatori: cioè loro si mettono in mezzo tra due sostanze che hanno poco da spartire tra di loro e fanno in modo che inizino a conversare e ad avvicinarsi.
Ad esempio, l’olio e l’acqua non si amano, se li mettiamo insieme in un contenitore non si mischiano e, anche se agitati, dopo un po’ tornano esattamente come erano, cioè uno separato dall’altro, per la precisione uno sopra l’altro (quello più leggero sopra e quello più pesante sotto).
I tensioattivi riescono ad abbassare la tensione che c’è tra sostanze diverse e a far diminuire la loro voglia di allontanarsi le une dalle altre, per questo si dice che svolgano funzione di intermediario tra l’acqua e i grassi e gli oli: cioè smettono di starsene separati e fare gli asociali e cominciano ad avvicinarsi tra loro, emulsionandosi e miscelandosi.
E facendo così ci aiutano nella detersione.

I tensioattivi non sono tutti uguali.
A seconda di come sono fatti possono svolgere compiti diversi: emulsionare, detergere, creare schiuma, trasportare e far penetrare principi attivi, avere un’azione filmante o sostantivante, solubilizzare, disperdere e addirittura possono avere una funzione disinfettante.
Per questo di solito nei cosmetici si usa un mix di essi perché ognuno ha caratteristiche diverse e ognuno svolge la propria funzione.

Ma come fanno i tensioattivi a fare da mediatore tra sostanze che non si amano?
Un liquido ha sulla sua superficie quella che si dice “tensione superficiale”, che fa in modo che lo stesso liquido si appoggi alla minor superficie possibile, mantenendo compatte e vicine le molecole che lo compongono.

Esiste un altro tipo di tensione, quella “interfacciale”, che fa in modo che due liquidi che non sono affini e non riescono a miscelarsi (tipo acqua e olio) rimangano ben divisi tra di loro.

La funzione dei tensioattivi è quella di abbassare sia la tensione superficiale che quella interfacciale, così che l’acqua e l’olio inizieranno a diventare amici e creeranno un’emulsione stabile.

Come si evince dalla loro definizione e dalla loro azione, creare il giusto mix di tensioattivi non è compito facile, ma ci sono formulatori e cosmetologi che hanno studiato per questo.

Ma in pratica a cosa servono veramente i tensioattivi?
Non può bastare usare l’acqua per lavarsi?
In verità no. L’acqua da sola può rimuovere un po’ di sporco superficiale, ma quello grasso e unto rimarrà dov’è.
Grazie ai tensioattivi ad azione detergente l’unto si aggancia alle code del tensioattivo stesso, “amiche dei grassi”, e col risciacquo viene lavato via.

Esistono anche tensioattivi ad azione emulsionante.
Per esempio, creme, latti per lo struccaggio e la pulizia del viso e prodotti simili sono tutti emulsioni. Cioè sono paragonabili a una maionese ben riuscita: sostanze diverse (una acquosa e una grassa) che sono bilanciate così bene da creare un rapporto che dura nel tempo e non si separa, una specie di matrimonio stabile.

Tra le tante formule, esistono tensioattivi che fanno schiuma.
La schiuma è anch’essa un’emulsione, che si forma tra aria ed acqua.
Pensate alla schiuma come a delle bolle di gas disperse in un liquido.

Ma la schiuma aiuta a lavarci meglio?
La schiuma aiuta a catturare le particelle di sporco che si sono staccate, evitando che ricadano sulla pelle e aiuta così a portar via con il risciacquo lo sporco.
Più schiuma fa un tensioattivo e più quel detergente sarà bravo a lavare via lo sporco.
Ma c’è un “ma” perché se è vero che un detergente super schiumogeno lava bene, è anche vero che potrebbe essere troppo aggressivo per la pelle, soprattutto se usato spesso.
Infatti spesso i tensioattivi contenuti (come lo SLES e l’SLS) non si limitano a togliere solo lo sporco, ma intaccano anche la parte grassa del film idrolipidico della pelle, rendendola secca, disidratata e più soggetta a dermatiti e irritazioni.

Per questo un detergente delicato spesso fa meno schiuma.
Questo non significa che non lavi o lavi meno, ma “solo” che è più dolce sulla pelle e anche meno inquinante per l’ambiente.

Per spezzare una lancia a favore della schiuma c’è da dire che può essere un utile segnale che dobbiamo risciacquare bene la pelle. Non risciacquare bene un detergente rende sicuramente la pelle più secca e questo è uno dei motivi che ci fa ritenere un prodotto aggressivo.
Quindi la parola d’ordine ogni volta che detergiamo la pelle o i capelli o il nostro abbigliamento è proprio quello di risciacquare bene.

E se non vogliamo prosciugare la diga di Ridracoli per farlo, scegliamo prodotti eco-dermo-compatibili, che sono i più sostenibili sia per la nostra pelle sia per l’ambiente.

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Equiseto o… coda cavallina

Equiseto o... coda cavallina

Pianta che passa quasi inosservata perché non produce fiori nè frutti e perché si sviluppa, cresce e vive in luoghi particolari e poco visibili, di solito umidi, come i fossi e i margini di fiumi e laghi.

Così come le Felci, l’Equiseto vive da 300 milioni di anni!
All’epoca dei dinosauri, in seguito ai cataclismi dell’epoca, queste piante vennero risucchiate dalla terra, che oggi le restituisce sotto forma di carbone fossile, che viene estratto ancora oggi per ricavarne energia.
Forse per questo c’è l’idea popolare che dove cresca l’Equiseto, vicino si trovi l’oro!
E forse deriva da questo il fatto che in Francia l’Equiseto venga chiamato “oro delle ossa”.

Ma quali proprietà ha questa pianta così particolare e antica?
Intanto viene detta “coda cavallina” per via della sua forma: i suoi fusti si sviluppano in fronde folte e sottili, che assomigliano proprio a una coda di cavallo.

Dioscoride nel suo Materia Medica afferma sia una pianta astringente contro le emorragie del naso, ma anche contro le diarree.
Applicato localmente come impacco è cicatrizzante per le ferite.
Il suo infuso è utile contro le ulcerazioni intestinali ed è diuretico e ottimo contro asma e tosse.

Plinio, l’ammiraglio eroe dell’eruzione del Vesuvio del 79 d.C., diceva che l’Equiseto riduce la milza in chi corre (“Chi corre deve avere la milza leggera” – affermava).
Anche lui sottolineava la sua azione astringente contro le emorragie del naso e contro la diarrea. Così come le sue proprietà contro asma e tosse e come diuretico.

Galeno conferma queste proprietà, così come Santa Ildegarda, Avicenna e Matteo Plateario (autori maggiori dell’epoca medioevale).

E la moderna Fitoterapia cosa dice?
Oggi l’Equiseto viene utilizzato per il suo contenuto in silice e sali minerali e per le sue conseguenti proprietà remineralizzanti per le ossa e i denti e anche come coadiuvante contro la caduta dei capelli e la crescita delle unghie, sia in prevenzione sia come trattamento vero e proprio.
La sua azione diuretica è dovuta al suo contenuto in acidi organici e flavonoidi.
Oltre all’attività diuretica, è dimostrata anche la sua azione a livello degli acidi urici, la cui concentrazione a livello ematico viene ridotta e viene promossa la loro espulsione dall’organismo.
La sua azione diuretica viene sfruttata anche per favorire la risoluzione di infezioni urinarie e di calcolosi renali.
Applicata localmente la Pianta ha confermato la sua azione astringente e cicatrizzante.

Tutte proprietà naturalmente confermate da studi clinici.
Studi che hanno dimostrato anche la sua sicurezza d’uso e la quasi totale tolleranza dei suoi estratti.

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Succede a chi ha i capelli: in autunno… si perdono

Succede a chi ha i capelli: in autunno... si perdono

In autunno cadono le foglie, si raccolgono le castagne e l’uva e… si perdono i capelli.

È una perdita fisiologica, che in questa stagione aumenta (di circa il 20 o 30%), come è normale che succeda.
Il processo è normale e fisiologico, ma possiamo aiutare i nostri capelli ad essere più forti e più belli con alcuni semplici accorgimenti.

Prima di tutto con l’alimentazione, scegliendo frutta e verdura di stagione, indispensabili per il nostro benessere generale e anche per i nostri capelli e il nostro cuoio capelluto, che al cambio di stagione soffre di secchezza e pruritini.
Poi nella scelta dei prodotti giusti per l’igiene, anche quotidiana se i prodotti sono delicati e con caratteristiche di ecodermocompatibilità, e con un risciacquo con acqua non troppo calda.
Così come non troppo calda deve essere l’aria del phon quando li asciughiamo per non danneggiare il fusto del capello.

In più si può intervenire con prodotti stimolanti e rinforzanti per fare in modo che la caduta non sia più copiosa del normale e soprattutto per far sì che i capelli ricrescano più forti e robusti di prima.

I capelli nascono, crescono, cadono e si rinnovano continuamente: hanno una loro vita.
Un capello vive in media circa tre o quattro anni dalla sua nascita alla sua caduta. Questa vita si sviluppa ogni giorno sul nostro cuoio capelluto.
Tutto sembra immobile, sempre uguale, ma nella chioma ogni capello vive la sua fase vitale.

In ogni chioma, maschile e femminile, tre sono le fasi vitali dei capelli che convivono nello stesso momento:
– l’80 – 90 % dei capelli si trova in fase di nascita e crescita
– il 2% nella fase di blocco di crescita
– il 13% nella fase terminale di caduta
Se la percentuale dei capelli in fase di blocco di crescita e di caduta supera il 15 % compaiono evidenti diradamenti e calvizie.
I capelli nascono soprattutto in inverno, con il picco in dicembre e gennaio.
Crescono soprattutto in primavera.
Bloccano la loro crescita in estate e dopo tre mesi di blocco di crescita, in autunno cadono.
In autunno i capelli che cadono sono quelli che sono arrivati al termine della loro vita.
Cioè si compie una sorta di “muta”.

La maggior parte degli organismi viventi cambia i suoi bioritmi naturali con il variare della durata e della intensità della luce solare.
Succede anche ai capelli.
La nascita, la crescita e la caduta dei capelli ha un andamento stagionale ed è sotto il controllo di ormoni, condizionati a loro volta dalla intensità e dalla durata della luce solare.
I raggi solari catturati dagli occhi inviano messaggi alla ghiandola pineale posta nel cervello, chiamata anche il “terzo occhio”. In questa ghiandola viene prodotta la melatonina. In autunno la riduzione della durata e intensità dei raggi solari fa aumentare la secrezione di melatonina, ormone che influenza il profilo degli androgeni e degli estrogeni in donne e uomini.
Gli androgeni fanno perdere i capelli.
Gli estrogeni fanno aumentare il numero dei capelli.

Poiché l’aumento di melatonina durante l’autunno spinge a mangiare dolci e alimenti ricchi di zuccheri, c’è il rischio che un loro eccesso possa variare il profilo ormonale maschile e femminile.
Ecco perché l’alimentazione influisce ed è importante anche in questa stagione e perché in autunno è bene stare ancora più attenti alla dose giornaliera di carboidrati, bilanciandoli sempre con proteine, ricche di aminoacidi solforati (cioè con alto contenuto di zolfo).

Quelli ricchi in zolfo (come ad esempio, legumi, orzo, avena, miglio, quinoa, …) sono alimenti utili per la salute e la bellezza del capello perché gli aminoacidi solforati che contengono (cisteina, metionina, lisina) vanno a costituire la cheratina, la proteina che dà la consistenza ai capelli.

I capelli amano lo zolfo, ma anche il rame, lo zinco e il magnesio: sali minerali che mantengono i capelli sani e vitali.
Una curiosità è che la loro carenza, soprattutto di rame, nel cuoio capelluto può causare la perdita del colore (canizie precoce) e della consistenza dei capelli, che diventano più sottili e meno consistenti.

Una menzione per una particolare, anche se fisiologica, fase della vita delle donne: la menopausa.
Gli estrogeni sono gli ormoni maggiormente prodotti durante l’età fertile delle donne e sono anche quelli che sostengono i loro capelli.
Con il passare degli anni, con la progressiva caduta degli estrogeni, la donna tende a perdere capelli e ad avere una maggiore presenza di peli.
È questo uno dei tanti effetti della menopausa, con cui le donne devono fare i conti.

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I cosmetici curano?

I cosmetici curano?

Per definizione i cosmetici non possono avere finalità terapeutiche.
Per legislazione europea un cosmetico ha lo scopo esclusivo di pulire, profumare, modificare l’aspetto, proteggere e mantenere in buono stato la superficie del corpo, dei denti e della mucosa su cui vengono applicati; mentre i prodotti che hanno come scopo curare o prevenire le malattie non possono rientrare nella categoria dei cosmetici.
Il cosmetico quindi non cura.

Ne siamo davvero sicuri?

Secondo noi invece può far parte del processo di cura e di guarigione.
E può partecipare a questo processo in due modi diversi.
Il primo è sicuramente quello sensoriale ed emozionale.
Chi non ha provato piacere spalmando sulla pelle una crema dalla texture morbida o spruzzando il profumo preferito?
Chi non si vede più bella dopo una maschera per il viso o non si sente rinascere dopo una doccia con un sapone dal profumo rinvigorente o prova benessere dopo un bagno immersi in una vasca piena di schiuma dall’aroma rilassante?
Lo “stare bene” secondo noi si misura anche da questo e anche questa può essere “terapia”.

Il secondo modo attraverso cui un cosmetico può “guarire” è più pratico e concreto ed è dato dalle sue stesse proprietà e funzioni.

La barriera cutanea di cui spesso si parla è quella che protegge la pelle e la mantiene in salute. La sua funzione principale è quella di non farle perdere acqua e non si disidrati.
È formata da un doppio strato di lipidi, costituiti da ceramidi e poi da colesterolo e da acidi grassi.

In una pelle normale e sana, le ceramidi predominano e rappresentano circa il 50% dei lipidi presenti; mentre in una pelle con problematiche, come ad esempio la psoriasi o la dermatite atopica, la percentuale presente di ceramidi cambia, diminuendo drasticamente.
Da qui le screpolature e gli arrossamenti tipici delle zone colpite da problematica.

Una pelle con problematiche non è ricoperta da eczemi e alterazioni: solo certe zone vengono colpite da lesioni e il resto è sano.
Sano però solo apparentemente perché, analizzando la pelle di chi soffre di dermatiti, si scopre che anche le zone “intatte” della sua pelle hanno una composizione alterata e le proporzioni dei lipidi sono comunque diverse da come dovrebbero essere: le ceramidi sono presenti in percentuale inferiore rispetto al colesterolo (cioè esattamente il contrario di quello che deve essere perché la pelle venga considerata veramente sana).
Questo significa che comunque geneticamente quella pelle sana non è perchè produce meno ceramidi e perchè ha un ricambio cellulare molto più lento.

Di solito si tende a curare solo i punti con lesioni, dove cioè la pelle è macroscopicamente anormale, ma in realtà quella pelle è tutta nel suo insieme lontana dalla normalità perché carente di ceramidi.

Nelle zone lesionate ha senso utilizzare farmaci specifici, ma è comunque necessario l’aiuto di un cosmetico ad hoc e ricco in ceramidi su tutta la pelle per evitare che zone apparentemente sane diventino eczematose.

Quindi il cosmetico non è affatto un surplus frivolo!
Il cosmetico è importantissimo per supportare una terapia farmacologica e in più fare del suo, apportando equilibrio non solo alle zone colpite da lesioni, ma anche nutrendo e trattando quelle in apparenza sane.
Quindi farmaco e cosmetico acquistano la stessa importanza nella gestione di una patologia.

Tra l’altro un farmaco si può applicare solo per una precisa e determinata tempistica e prima o dopo va ridotto fino a sospenderlo del tutto.
Il cosmetico no.
Il cosmetico ci accompagna e ci aiuta ogni giorno.
Il farmaco da solo non riesce a gestire una pelle problematica e spesso non la risolve nemmeno, quindi non è corretto sostituirlo al cosmetico e usare il cosmetico come se fosse un surplus inutile.
E’ vero anche il contrario, cioè un cosmetico da solo non può risolvere una problematica veramente importante.
Quindi è corretto affermare che tra farmaco e cosmetico ci sia un lavoro di squadra.

Il cosmetico fa parte del processo di cura perché riporta in equilibrio la componente lipidica dello strato corneo (quello più esterno) della pelle.
Per cui si può dire che anch’esso è terapeutico!
Se usassimo solo un farmaco per curare una dermatite, piuttosto che una psoriasi, dopo qualche giorno dalla sua sospensione saremmo punto e a capo col problema perché non avremmo trattato il resto della pelle.

Un cosmetico per definizione non può vantare finalità terapeutiche, ma è fondamentale per mantenere in buone condizioni la cute e riportare in condizioni di normalità una pelle alterata.
Per questo è importantissimo per la buona riuscita di una terapia.
E per questo si può dire che anche i cosmetici… curano!
Noi lo diciamo da sempre, ora (finalmente!) lo hanno capito e lo dicono anche i divulgatori di Scienza!