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Quando il corpo parla…

Una malattia non è mai soltanto una malattia.
E non ha solo a che fare con la condizione di perdita di salute, ma riguarda anche il cambiamento.
Cambiamento nel corpo, nelle relazioni con la famiglia, con gli amici, con gli affetti in genere; cambiamento anche nel ruolo sociale e dell’identità personale.
Una malattia non colpisce solo un organo, un sistema, un apparato, ma ha effetti significativi anche sulle emozioni e sugli atteggiamenti. Tanto da far sostenere anche dalla scienza che esiste una stretta relazione tra organi ed emozioni perché una malattia coinvolge anche la psiche.

Questo succede ancora di più per chi viene ricoverato in ospedale.
Un ricovero significa entrare in un contesto estraneo, in una condizione particolare in cui si perde parte delle proprie autonomie e possibilità decisionali e si rimette al personale sanitario la propria vita.

Una malattia poi può provocare la rottura di un equilibrio e impatta sulla sfera personale, relazionale, emotiva ed affettiva. Soprattutto se la malattia è “importante” ed esige un periodo di lungo degenza, con perdita di autosufficienza e necessità di assistenza continua.
Sono tantissime le malattie che possono presentarsi e tantissimi casi che implicano situazioni di disagio, sofferenza, paura e reazioni emotive forti.

Per questo un aiuto psicologico che vada di pari passo alle terapie farmacologiche sarebbe fondamentale e dovrebbe essere offerto direttamente dal sistema sanitario.
Una assistenza psicologica dovrebbe essere sempre più diffusa e far parte dei protocolli terapeutici, insieme a quelli diagnostici e riabilitativi, sia per affrontare con lo spirito giusto un percorso magari lungo e impegnativo sia per riprendere in mano la propria vita alla fine della malattia e ritornare alla normalità.

E l’ideale sarebbe che venisse offerta non solo ai pazienti, ma anche al personale sanitario, che ogni giorno è a contatto con sofferenza, e anche ai familiari dei pazienti, che devono avere il giusto atteggiamento mentale per stare vicino al meglio ai loro parenti ammalati.

Proprio in questi ultimi mesi, a causa della pandemia, si è evidenziata l’utilità di un supporto psicologico che coinvolgesse i pazienti in primis e gli operatori sanitari e i parenti dei pazienti subito dopo.

Ma a prescindere da una pandemia, l’alto coinvolgimento degli operatori in prima linea può far diventare caldo anche il sangue più freddo e portare a casi di ansia, insonnia, disturbi da stress, fino ad un vero e proprio esaurimento emotivo.

Per un ammalato elaborare vissuto ed emozioni con l’aiuto di un esperto può essere sicuramente una strategia utile per non cadere nel buco nero della tristezza e della rassegnazione.
La mente ha un ruolo fondamentale sulla malattia e addirittura può influenzare i nostri geni e creare un ponte tra scienza e coscienza può essere la strada giusta per ritrovare la salute e il benessere emotivi perduti.

Un altro tipo di supporto psicologico per ridurre il peso delle ferite emotive può arrivare da tecniche di meditazione e rilassamento e anche dalla Floriterapia, che possono aiutare a ritrovare la dimensione e l’equilibrio giusti.

Caregiver non a caso è il nome di una miscela di Fiori australiani che trattiamo in negozio e che è indicata proprio per chi, parente stretto o lontano, amico o conoscente, sta accanto a qualcuno che non sta bene: caregiver è proprio il termine che indica chi si prende cura di qualcuno e condivide il suo dolore.
Dolore che nel suo caso non è fisico, ma è dato dal peso emotivo delle paure dell’altro.
Il caregiver ha un ruolo fondamentale perché è la spalla su cui appoggiarsi, senza però interferire sulle decisioni di chi non sta bene e anzi incoraggiandolo a prescindere: è un accompagnatore che non deve guidare perché non spetta a lui/lei farlo.
Un ruolo per niente facile, che può essere reso emotivamente meno pesante grazie anche all’aiuto dei Fiori australiani.

Un ultimo pensiero per chi subisce una malattia, di qualsiasi natura sia.
Non abbiate vergogna di chiedere aiuto!
Sbagliato non è sfogarsi, ma tenersi dentro il dolore che si prova perché ci si fa del male ulteriore. Accumulare frustrazione, stress e rabbia rendono il corpo una sorta di campo di battaglia delle emozioni.
E se è vero che il corpo obbedisce alla psiche, reprimere ciò che si prova rende la guarigione più difficile e lunga.
Quindi culliamo l’anima alla pari del corpo, prendiamoli entrambi per mano per accompagnarli verso la guarigione.

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Gli alleati del cervello

Quello che mangiamo ha un’influenza anche sul nostro sistema nervoso e sul cervello in particolare.
Sempre più studi dimostrano un legame stretto tra cibo e mente, corpo e cervello.

Quest’ultimo è la sede dei pensieri, delle emozioni, degli stati d’animo, della coscienza. Ed è un organo che, come cuore o intestino o tutti gli altri, funziona grazie alle sostanze nutritive che riceve, sulla base di reazioni chimiche ed impulsi elettrici.
E secondo gli studi di cui si accennava prima, i cibi dannosi per il cuore possono esserlo anche e allo stesso modo per il cervello.

Ma cos’è indispensabile a questo organo fondamentale per la nostra vita?
Prima di tutto il glucosio.
Nonostante il cervello pesi solamente il 2% del peso totale del nostro corpo, usa quasi un quinto del glucosio che circola nei capillari.
Inoltre, a differenza di muscoli e altri organi, non può immagazzinare il glucosio per usarlo in un secondo momento, quando ne ha bisogno.
Attenzione però: questo non significa che ci si debba abbuffare di zuccheri con la giustificazione che fanno bene al cervello (come recitava anche una vecchia pubblicità…) perché il troppo, in un senso o nell’altro, può creare problemi d’altro tipo.

Per il cervello sono basilari anche molti aminoacidi, come il triptofano, che rientrano nella costituzione dei neurotrasmettitori, e gli acidi grassi omega 3, che si concentrano nelle membrane delle cellule nervose, in particolare nelle sinapsi (cioè nei punti di trasmissione dell’impulso tra una cellula nervosa e la successiva).

Gli omega 3 influiscono direttamente sulla produzione e sul rilascio di alcuni neurotrasmettitori, molecole indispensabili per la trasmissione dell’impulso nervoso. Come la serotonina e la dopamina, senza le quali la trasmissione di informazioni rallenta significativamente e a farne le spese è proprio la salute del sistema nervoso.
Bassi livelli di serotonina infatti aumentano la probabilità di stati depressivi, mentre la carenza di dopamina aumenta il rischio di sviluppare deficit dell’attenzione.
Gli omega 3 sono acidi grassi detti essenziali perché il nostro organismo non è in grado di produrli da solo e devono essere assunti attraverso l’alimentazione.
Si iniziò a studiarli negli anni ‘70 in una popolazione delle coste del Giappone. Emerse subito una incidenza particolarmente bassa di malattie dell’apparato cardiovascolare, ma anche di diabete, asma bronchiale, malattie della pelle.
Gli studi giustificarono questi dati in relazione al tipo di dieta, ricca di omega 3.
Sostanze che si riveleranno poi capaci anche di molto altro, come una minor incidenza di sindromi depressive, una miglior concentrazione e memoria e più in generale migliori capacità cognitive.
Negli alimenti dove si trovano gli omega 3?
Sono presenti in numerosi pesci (salmone, pesce azzurro), ma anche in tanti vegetali (come mandorle e noci, alghe spirulina e klamath, semi di lino, chia e perilla).

Innegabile poi l’importanza di antiossidanti (come il resveratrolo), vitamine (come quelle del gruppo B) e sali minerali (come il magnesio).

Il resveratrolo si trova nelle bucce degli acini dell’uva, soprattutto rossa, ma anche nel cacao e nelle arachidi, nelle mandorle e nelle noci e soprattutto nei pistacchi.
Si trova anche nei mirtilli neri e rossi, nel ribes e anche nelle fragole.

Le vitamine del gruppo B, in particolare la B12, hanno un’influenza importante sul funzionamento del sistema nervoso e una loro carenza può influire negativamente sul cervello, influenzando le funzioni cognitive e la memoria, così come stati depressivi e stanchezza cronica, difficoltà a concentrarsi e irascibilità.
La vitamina B12 si trova soprattutto in alimenti di origine animale, come fegato, latte e derivati, carne di manzo e uova.

Il magnesio è il minerale per eccellenza.
Tanti studi ne dimostrano l’importanza nel mantenere la salute in generale e in particolare quella del sistema nervoso e del cervello.
Suoi bassi livelli si percepiscono con emicrania, tristezza e depressione, stress, …
Si trova nelle mandorle e nocciole secche, nel riso integrale, nel cioccolato fondente, negli spinaci, nei piselli freschi, …

È evidente che queste sostanze siano di importanza fondamentale per la salute del nostro organismo e in particolare del nostro cervello.
È importante quindi introdurle costantemente attraverso la dieta.
E laddove questo non fosse possibile, l’assunzione di integratori risulta utile e, se si vuole provare a contrastare le malattie neurodegenerative, anche necessario.

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Lo zinco: un fedele alleato nella lotta contro i virus

Lo zinco è un micro-nutriente che prende parte a diversi complessi enzimatici importanti per il nostro organismo.
Uno di questi per esempio è la superossido dismutasi, che ha azione antiossidante.

Lo zinco vanta svariate proprietà, oltre a quella antiossidante.

  • È fondamentale per garantire il corretto funzionamento di molti ormoni, soprattutto quelli della crescita e quelli sessuali.
  • Garantisce la salute della pelle, delle ossa, delle unghie e dei capelli.
  • Ha attività anti-microbica che svolge a livello del sistema immunitario, influenzando la reattività dei linfociti T (le cellule che riconoscono i patogeni e attivano il sistema immunitario).
  • Riduce l’acne grazie alla sua attività anti-microbica che si svolge anche a livello topico.
  • Inoltre, nel caso in cui dovessero manifestarsi delle tossicità da metalli, grazie alla sua capacità di legarli, ne diminuisce l’assorbimento.

Quanto zinco assumere e in che forma?

La dose giornaliera raccomandata di zinco varia a seconda delle necessità e dell’età: nei bambini è pari a 10 mg, negli adolescenti circa 15 mg, nelle donne in gravidanza e durante l’allattamento rispettivamente 15 e 19 mg, in un adulto 20 mg.

La forma chimica che lo rende maggiormente biodisponibile e quindi più efficace è quella picolinata o gluconata o liposomiale.

Ma da quali alimenti possiamo assumere zinco?

Gli alimenti più ricchi di zinco sono il fegato, la carne di manzo, le ostriche, i crostacei, i gamberoni, i semi di zucca, il lievito di birra ed il formaggio.
Per questo motivo chi segue una dieta vegetariana o vegana ha spesso delle carenze, anche perché la biodisponibilità dello zinco è scarsa: rispetto alla quantità che noi ingeriamo, solo il 20-30% viene assorbito ed utilizzato dal nostro organismo.
In più, la sua biodisponibilità spesso è bassa per via della presenza nella dieta di ingredienti, come fitati, fosfati organici e calcio, che ne compromettono l’assorbimento a livello intestinale perché si legano ad esso.

Lo zinco in azione contro Coronavirus e Rhinovirus

I ricercatori dell’università di Sechenov, in Russia, in collaborazione con i colleghi della Germania e della Grecia, hanno esaminato l’effetto dello zinco, sia in prevenzione sia in trattamento, in caso di infezioni virali e di polmonite (anche su quelle causate da SARS-CoV-2).

I risultati sono stati pubblicati nel giornale internazionale di medicina molecolare e riportano che un deficit di zinco facilita il rischio di infezione e può portare a malattia grave.

Lo zinco infatti diminuisce la replicazione virale, preserva l’immunità antivirale, attenua il rischio di iperinfiammazione, supporta gli effetti antiossidanti e quindi riduce il danno polmonare e migliora il movimento mucociliare, rafforzando l’integrità dell’epitelio e diminuendo la replicazione virale.
In più la sua azione riduce al minimo le infezioni secondarie.

Approfondiamo
Lo zinco è necessario per il metabolismo ed il funzionamento del sistema riproduttivo, cardiovascolare e nervoso.
È importantissimo per il sistema immunitario, in particolare per la proliferazione e la maturazione dei globuli bianchi (alcuni di questi catturano e “digeriscono” i microrganismi, altri producono anticorpi).
Inoltre, lo zinco è fondamentale nella regolazione dell’infiammazione.

Quindi, in sintesi, livelli normali di zinco supportano un organismo e gli fanno avere più resistenza verso i processi infiammatori e verso le malattie infettive.

Riguardo a SARS-CoV-2, gli scienziati hanno esaminato i risultati degli studi sull’uso di zinco per aumentare l’immunità ed impedire l’infezione e il risultato ha indicato che può rallentare il lavoro di sintesi dell’enzima RNA polimerasi di questo e di tutti i coronavirus e può sopprimere così la loro diffusione nell’organismo.

Zinco e Rhinovirus

I Rhinovirus includono gli agenti patogeni delle malattie respiratorie acute, come raffreddore e sinusite.
Studiando l’effetto dello zinco si è notato che la sua presenza sopprime la replicazione del virus e stimola la produzione di alfa-interferone, una proteina che ha attività antivirale.

Non solo.
Una sua carenza aumenta la predisposizione alle infezioni e influenza anche la durata della malattia.
Numerosi studi, fatti anche sullo sviluppo di polmoniti, mostrano la sua efficacia sia nella severità dei sintomi della malattia sia nella sua durata.

Zinco e infiammazione

Un’altra applicazione importante dello zinco è nella modulazione dell’infiammazione.
Gli studi più recenti indicano che l’effetto antinfiammatorio dello zinco diminuisce il danno al tessuto polmonare durante una polmonite.
Allo stesso tempo, aiuta l’organismo ad avere maggiore resistenza ai batteri, per cui fa da scudo anche contro eventuali infezioni secondarie che possono affiancarsi.

Conclusioni
Grazie agli studi fatti sullo zinco, che hanno confermato i presupposti di efficacia, si può affermare che può essere un valido aiuto sia nella prevenzione sia nel trattamento e anche in presenza di eventuali complicazioni da infezioni virali, anche da COVID-19.

Le proposte a base di Zinco che puoi trovare da Clorofilla:

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Vitamina D: l’ormone dalle molteplici attività

La si conosce perché aiuta l’assorbimento del calcio nelle ossa, ma la vitamina D fa anche molto altro.

Innanzitutto questa vitamina è in verità un ormone e agisce su tutte le cellule nelle quali è presente il suo recettore specifico, influenzando le funzioni della cellula stessa (a volte inibendo, altre stimolando ed altre ancora regolando la funzione alterata che ha portato alla patologia).
E se teniamo conto che questi recettori sono presenti nella quasi totalità dei tessuti, si capisce subito l’utilità della vitamina D per il nostro organismo.

È una “vitamina” liposolubile. Quindi la si trova negli alimenti grassi, soprattutto animali, e va d’accordo con alimenti grassi e oleosi, che ne permettono l’assorbimento. Per questo si consiglia di assumerla vicino ad un pasto.

Quando assumere la vitamina D?

È fondamentale, oltre che assumerla vicino a un pasto per assimilarla meglio, anche farlo quotidianamente, cioè ogni giorno.

Quest’ultimo aspetto è molto importante, ma è purtroppo alquanto sottovalutato.
Per poter ottenere un buon effetto terapeutico è necessario che i livelli della vitamina D nel sangue siano alti, ma soprattutto che rimangano costantemente alti: solo così si ottiene la giusta risposta terapeutica dei suoi recettori e il suo ottimale assorbimento a livello intestinale.
Tenuto conto che la vitamina D nel sangue subisce un percorso che ne dimezza la concentrazione nel giro di poco tempo, non basta somministrarla due volte a settimana o addirittura una volta al mese, come accade solitamente secondo prescrizione medica.
Se non viene somministrata quotidianamente, la vitamina D non raggiungerà buoni livelli in modo costante, risultando in alcuni casi del tutto inutile.

Che dosi di vitamina D si devono assumere quotidianamente?

Le linee guida affermano che il dosaggio è diverso a seconda se si è donna (2000 UI), uomo (3000 UI) o ragazzo (1000 UI) o bambino (400/600 UI).
Ma il dosaggio può variare e anche di molto a seconda delle necessità.
Quindi è bene sempre non affidarsi al fai da te, ma a chi può consigliarvi al meglio secondo le vostre esigenze e il vostro caso.

In letteratura si trova che la somministrazione quotidiana di 10 mila UI di vitamina D corrisponde alla dose che il nostro organismo produce sotto l’azione dei raggi del sole in soli venti minuti.
Assumere queste dosi durante tutto l’anno ha quindi lo stesso effetto, anche durante l’inverno.

Quali sono i valori ottimali di vitamina D?

L’insufficienza è classificata tale con valori tra 50 e 75 nmol/L, mentre una vera e propria carenza è definita da livelli inferiori a 50 nmol/L.

Il deficit di vitamina D è piuttosto frequente e anche in paesi con forte irradiazione solare.
Questo perché ci esponiamo poco e ci copriamo troppo e ciò impedisce alla pelle di produrre i precursori della vitamina D.
Chi ha la pelle scura poi ha maggiore difficoltà ad attivare la cascata enzimatica, che porta alla produzione di vitamina D.

In più la risposta individuale alla vitamina D e conseguente differente sua produzione (o assorbimento nel caso di integrazione) è importante da tenere in considerazione.

Vitamina D e sistema immunitario

La vitamina D è fondamentale per rafforzare la nostra immunità.
Riconosce i patogeni e ne promuove la fagocitosi da parte delle cellule preposte, stimola l’attività antimicrobica e sopprime l’azione infiammatoria che i patogeni possono provocare.
Non solo.
Riduce anche i disordini autoimmuni, aiutando così a ridurre la produzione di auto anticorpi, che stanno alla base delle patologie autoimmuni.

Vitamina D e intestino

È noto che la vitamina D aumenta l’assorbimento del calcio a livello intestinale.
Ma numerosi studi hanno mostrato come influenzi la composizione del microbiota intestinale e la struttura del suo epitelio anche per altro.
Soprattutto per le infiammazioni intestinali come il morbo di Crohn e/o coliti ulcerose.

Chi soffre di queste patologie si trova al centro in un circolo vizioso, in cui l’infiammazione impedisce il corretto assorbimento della vitamina D.
Quest’ultima d’altra parte, se presente nella corretta concentrazione, mantiene l’integrità della barriera intestinale e quindi il giusto assorbimento della vitamina stessa, che quindi può svolgere al meglio le sue funzioni, tra cui quella di protezione dalle infiammazioni intestinali.

I ricercatori hanno constatato che una supplementazione di vitamina D ad alti dosaggi comporti un miglioramento del microbiota e della protezione della barriera intestinale e di conseguenza a una riduzione delle infiammazioni.

Vitamina D e pelle

Il ruolo della vitamina D sulla pelle è quello di regolatore della sua fisiologia.
Facendo in modo che i vari strati della pelle siano in salute, la protegge dalle radiazioni solari e da infezioni batteriche e fungine.

La principale sorgente naturale di vitamina D è costituita dalla sua produzione proprio a livello della pelle e grazie alla reazione chimica tramite cui, partendo dal colesterolo (uno dei lipidi presenti nelle membrane della pelle) e attraverso l’esposizione alla luce solare, si arriva appunto alla vitamina D.

Fonti di Vitamina D

La vitamina D può essere anche assunta attraverso l’alimentazione, ma solo pochi alimenti sono sue buone fonti (pesce, fegato, tuorlo dell’uovo, alcuni funghi e poco altro).

Sia la vitamina D prodotta grazie all’esposizione solare sia quella introdotta con gli alimenti sono forme biologicamente non attive, per cui necessitano di essere trasformate e convertite nella loro forma attiva tramite un enzima.
Questo processo avviene nel fegato e nei reni.

In particolare, la forma inattiva (il colecalciferolo) viene trasformata in calcifediolo, che a sua volta viene convertita in calcitriolo, che è la forma attiva di vitamina D.

Il calcitriolo circola nel sangue e interagisce con le cellule dei vari tessuti più come un ormone che come una vitamina. Per questo la vitamina D viene detta ormone.

La vitamina D può anche essere assunta attraverso integratori e può essere di derivazione animale, da lanolina, oppure vegetale, da Lichene islandico.
E può presentarsi in forme farmaceutiche diverse: in gocce oleose, in perle o compresse o gommose masticabili.
Nel caso degli integratori la concentrazione di vitamina D è nota e può essere modulata a seconda delle esigenze e necessità:

Approfondimento

Abbiamo sottolineato l’importanza di un’assunzione giornaliera e vicino a un pasto della vitamina D.
Se poi è assunta a cena, aiuterà anche il sonno nella sua qualità e nella sua durata. Questo perché interviene nei processi di produzione della melatonina, l’ormone che regola i ritmi circadiani del sonno/veglia.

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Gli antiossidanti per cellule sotto stress

Quando si parla di invecchiamento si tende a pensare sempre e solo a quello della pelle, senza tenere presente che colpisce tutti gli organi di un organismo.

Chi non ha mai sentito parlare di radicali liberi alzi la mano!
Sapete che cosa sono?

Sono sostanze di scarto, che si formano all’interno delle cellule, molto reattive e capaci di intaccare le strutture cellulari stesse.
Da un lato la loro produzione è un processo fisiologico e si verifica continuamente in seguito alle normali reazioni biochimiche dell’organismo in cui è coinvolto l’ossigeno, dall’altro, di riflesso, si sviluppano radicali liberi.
Sono reazioni cosiddette di ossidazione.

In altre parole, i radicali liberi sono partoriti dalle cellule, ma sono figli ingrati perché non riconoscono le loro madri e le aggrediscono, attaccando le loro membrane esterne, modificandole e rendendole più deboli.
Sono figli forti e vivaci e, se non si interviene a depotenziarli, possono portare alla morte delle loro madri.

Come si fa a combattere i radicali liberi?

Attivando gli antiossidanti.
Fortunatamente infatti esistono sostanze protettive che si depositano sulle membrane delle cellule e all’arrivo dei radicali liberi schermano le cellule e cercano di eliminare i radicali.
Questo è il processo che va sotto il nome di stress ossidativo.

Cos’è lo stress ossidativo e cosa provoca?

Lo stress ossidativo è quel meccanismo che porta ad invecchiare ed ammalarsi.
Può provocare varie e gravi patologie come ad esempio danni al nostro DNA, malattie cardiovascolari come infarto e ictus (perché favorisce l’ossidazione del colesterolo cattivo), ipertensione e diabete.
Inoltre può aumentare il rischio di ammalarsi di malattie neurodegenerative come demenza, Alzheimer e Parkinson.
Infine lo stress ossidativo è uno dei fattori di rischio dell’insorgenza dei tumori.

Di fronte a tutto questo l’invecchiamento della pelle sembra uno zuccherino…

Quali sono i fattori che favoriscono lo sviluppo di un nemico così insidioso?

Lo stress ossidativo può trovare terreno fertile da stanchezza mentale e fisica, dal fumo, dal consumo di alcool, dal ricorso a stupefacenti, dall’abuso di farmaci, dall’esposizione scriteriata alle radiazioni (solari ed elettromagnetiche), dal praticare troppa o all’opposto troppo poca attività fisica, da un eccesso alimentare e quindi dal conseguente sovrappeso.
Da non sottovalutare nemmeno le poche ore di sonno.
Dormire poco e male favorisce lo stress psicofisico e lo stress ossidativo.

Come si può contrastare lo stress ossidativo?

Prima di tutto a tavola.
Evitare il cibo spazzatura e limitare alcuni cibi dall’azione pro-infiammatoria, che favoriscono la produzione di radicali liberi, come la carne rossa, i dolci, i grassi idrogenati, i cereali raffinati.
Al contrario, dare ampio spazio a frutta e verdura di stagione, che nei loro colori racchiudono una gran quantità di antiossidanti.
Ogni colore infatti include antiossidanti con caratteristiche diverse, ma tutte rivolte ad avere risvolti positivi sull’organismo:

  • Cibi di colore rosso (pomodori, anguria, ciliegie, fragole, lamponi, peperoni, …) sono ricchi caroteonoidi, licopene e antocianine, che sostengono la circolazione, il cuore e le articolazioni.
  • Cibi di colore arancio (agrumi, zucca, albicocche, carote, …) sono fonte di vitamina C e beta-carotene e sono benefici per la vista e per la pelle.
  • Cibi di colore giallo (limoni, ananas, mais, mele, …) sono ricchi, oltre che di beta- carotene e vitamina C, di flavonoidi, che hanno azione di prevenzione sulle patologie cardiovascolari e infiammatorie.
  • Cibi di colore verde (kiwi, pistacchi, broccoli, spinaci, piselli, fave, …) contengono clorofilla e carotenoidi e sono utili a disintossicare l’organismo e quindi a contrastare così i radicali liberi.
  • Cibi di colore viola (mirtilli, more, prugne, melanzane, uva, …) sono ricchi di antocianine e potenziano il sistema antiossidante.
  • Cibi di colore bianco (pere, banane, uva, ceci, aglio, cipolla, finocchio, cavolfiore, indivia, funghi, …) sono ricchi di quercetina, che a sua volta favorisce la produzione di vitamina E (antiossidante) e supportano il sistema immunitario.

Gli integratori possono aiutare contro lo stress ossidativo?

La risposta è sì.
Ma solo se non li sostituiamo ad uno stile di vita corretto e pensiamo che da soli riparino ai danni che noi imprimiamo al nostro organismo.

Conclusione

Gli antiossidanti preservano le cellule, rallentano l’invecchiamento e fanno guadagnare in salute.
L’importante è avere il “cocktail” giusto e nella giusta quantità.

Come Multiprotect Senior a marchio Clorofilla o come The Guardians di Solgar.

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Cosmesi solida: vantaggi e svantaggi

Quello della cosmetica solida è un nuovo trend, che viene cavalcato da praticamente tutte le aziende del settore per rispondere alla richiesta dei consumatori e all’esigenza di essere il più possibile sostenibili anche durante l’utilizzo di cosmetici.

I cosmetici solidi ricordano un po’ le saponette e i prodotti usati un tempo dai nostri nonni. Ma rappresentano sicuramente un’innovazione per quanto riguarda l’utilizzo e anche da altri punti di vista, come il risparmio negli imballi inquinanti.

Sono diversi dalle saponette perché formulati in maniera diversa (non tramite saponificazione) e perchè rispondono a diverse esigenze, non solo quella della detergenza: infatti si trovano anche balsamo per capelli, burri per il corpo, dentifrici, deodoranti, creme per il pre e dopo rasatura della barba e altro.

Alcune formule sono “green” non solo nell’imballo (senza plastica), ma anche nella lista degli ingredienti contenuti. E sono quelle che piacciono di più a noi perché maggiormente in linea con i principi di eco-dermo-compatibilità.

Vantaggi ambientali

Uno dei principi di sostenibilità su cui si basano i cosmetici solidi è quello di evitare il più possibile sprechi e rifiuti, che si concretizza nel concetto di “zero waste”. Cioè nella scelta di imballi il più ecologici possibile, come carta, alluminio e vetro, che hanno un impatto ambientale minore rispetto ad esempio alla plastica.

I vantaggi di un cosmetico solido non si esauriscono nel packaging, ma affrontano anche il tema di un minor spreco di acqua nella loro produzione (i cosmetici tradizionali sono formulati con una percentuale molto alta di acqua, acqua che soprattutto in fase di produzione viene sprecata).
Sono anche pratici da usare e leggeri da trasportare (comodissimi soprattutto per i viaggi in aereo).

Shampoo solidi

I primi prodotti lanciati in formato solido sono stati gli shampoo e in effetti sono quelli più conosciuti e quelli più apprezzati.
Il mercato sembra in espansione e sembra voler cavalcare l’onda di entusiasmo verso questa categoria di cosmetici: dai piccoli laboratori artigianali ai colossi della cosmetica, le proposte sono davvero numerose.

Svantaggi

I cosmetici solidi sembrano essere il futuro, la direzione su cui puntare per avere un prodotto più pratico, leggero da trasportare e più ecologico nel pack.
Se ecologico anche negli ingredienti, si raggiunge il massimo.

Ma c’è un ma.
Per loro natura, non contenendo acqua ed essendo spesso formulati con tensioattivi più aggressivi, i detergenti tendono ad essere più irritanti rispetto ai loro cugini in forma liquida.
E bisogna quindi prestare attenzione alle formule e a chi ha la pelle particolarmente sensibile e reattiva per non farla seccare e irritare usandoli.

Crociata contro i cosmetici solidi

La cosmesi solida sembra avere più vantaggi che svantaggi, ma un test a riguardo fatto da una famosa associazione di consumatori ha scatenato i soliti divulgatori in una crociata in difesa dei cosmetici tradizionali.

Altroconsumo, l’associazione in questione, ha testato diversi shampoo solidi ed è arrivata alla conclusione che la vera sostenibilità sta nel come questi prodotti si usano.
Mi spiego meglio per chi non avesse letto nulla a riguardo.
In parole povere, se anche si usa uno shampoo solido (meno impattante sull’ambiente per i motivi indicati sopra), ma si consuma molta acqua mentre lo si usa, la differenza con uno shampoo tradizionale diventa irrisoria perché la vera differenza la fa il come viene usato.

“Ovvio!” verrebbe di rispondere.
Anche perché si presume e si spera che chi sceglie un cosmetico solido non lo faccia per moda, ma perché già mentalmente proiettato alla sostenibilità e che agisca di conseguenza e concretamente in questo senso, anche quando si lava i capelli.

Resta il fatto che gli ultimi giorni sono stati ricchi di “Chi rivende cosmetici solidi non ha voce in capitolo per conflitto di interessi…” e ancora “Le differenze di emissioni ambientali nella produzione e nell’utilizzo di shampoo solidi e tradizionali sono talmente irrisorie che non vale neanche la pena perdere tempo a parlarne…!” e ancora “Non è cambiando tipo di shampoo che facciamo la differenza, ma piuttosto dovremmo dedicarci di più al numero di volte in cui ci laviamo e alla temperatura dell’acqua che usiamo per farlo…” e ancora “L’impatto ambientale che trasporti e imballaggi hanno è minoritario e trascurabile rispetto alla trasformazione industriale…” e altro che non sto a riportare.

Conclusioni

Certamente, conta molto COME si usa un prodotto.
Ma anche COSA si sceglie può fare la differenza.
L’impatto zero non esiste, lo sappiamo. Ma sappiamo anche che certi ingredienti e certi packaging sono più ecologici di altri.
E scegliere il gioco di squadra del COME e del COSA, educando a nuovi comportamenti e prediligendo certi prodotti piuttosto che altri, crediamo sia vantaggioso per la pelle e i capelli, ma anche per l’ambiente.
E che la differenza la faccia eccome!

Sono piccoli gesti che contano poco?
Solo gocce in un oceano?
Beh, cos’è l’oceano se non un insieme di gocce?

La nostra proposta

Noi i cosmetici solidi li vendiamo e secondo alcuni non abbiamo quindi voce in capitolo perché il nostro giudizio non sarebbe obiettivo.
Nel nostro piccolo anche noi abbiamo fatto diversi test prima di arrivare a scegliere l’azienda che vi proponiamo in negozio.
Non sono stati test scientifici, ma di gradimento da parte vostra.
E visto il successo riscontrato, crediamo che sia stata una scelta più che azzeccata!
Sono i cosmetici solidi di Officina Naturae.
(Li trovi qui: Cosmetici Solidi).
Prodotti che rispondono perfettamente ai criteri di affinità alla pelle e di maggiore ecologicità possibile.

Comunque al di là di solido o liquido, usate quello che più vi piace.
Fatelo con coscienza e consapevolezza.
Alla fine è questa la sostenibilità più nobile.

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Perché in estate si gonfiano le gambe?

Quando le temperature esterne alte e l’umidità attaccano le nostre gambe e “regalano” quella “bellissima” sensazione di gonfiore e pesantezza, arrivano loro: gli amici drenanti, che eliminano i liquidi in eccesso.

Loro sì che sono veri alleati perché contrastano il ristagno della linfa e aiutano i linfonodi nel loro ruolo di difensori dell’organismo.

A cosa servono le Piante drenanti?

La funzione regina degli estratti erbali drenanti è quella di evitare che la linfa ristagni.
A differenza del sangue, la linfa non viene spinta dall’azione del cuore, ma scorre nei vasi mossa dall’azione dei muscoli, che funzionano come una vera e propria pompa. Quando questa azione viene meno (per esempio a causa di una vita sedentaria) la linfa tende a ristagnare, accumulandosi nei tessuti.

Ed ecco spiegato perché le gambe, le caviglie e i piedi si gonfiano quando si rimane a lungo in piedi o seduti in una posizione statica o si fa poca attività fisica.

Come funziona il sistema linfatico?

Il sistema linfatico scorre in maniera parallela a quello circolatorio, è quello che regola gli accumuli di liquidi e tossine nei tessuti ed è considerato il baluardo di difesa del nostro organismo.
Infatti:

  • Lungo i vasi linfatici sono collocati dei piccoli organelli, chiamati linfonodi, che sono considerati dei filtri biologici (delle vere e proprie stazioni di controllo) in grado di intercettare materiali di scarto per veicolarlo agli organi di depurazione (fegato, reni, polmoni, pelle).
  • In più i linfonodi producono i linfociti, le cellule che difendono l’organismo dagli agenti patogeni.

Quindi capite bene quanto sia essenziale che il sistema linfatico funzioni al meglio!

Per mantenerlo in salute è molto importante svolgere una regolare attività fisica, in modo da favorire l’azione della “pompa muscolare”.
Esistono poi numerosi estratti erbali e Piante “amici delle gambe” che possono dare una grande mano, come ad esempio la bromelina (estratta dal gambo di Ananas), il Tarassaco e la Betulla (che svolgono anche azione depurativa), la Pilosella e l’Ortosiphon (che hanno azione diuretica).

Un aiuto cosmetico?

Fasce drenanti imbevute di acqua salina!
Sollievo immediato e gonfiore bye bye!

E la circolazione sanguigna?

La colpa delle gambe gonfie è, come dicevamo prima, dovuta al caldo.
È un fenomeno che prende il nome di “edema da calore”, che come dice il nome stesso è un gonfiore causato e legato alle temperature elevate.

Il caldo infatti provoca la dilatazione dei vasi sanguigni e l’indebolimento delle valvole che regolano il flusso sanguigno, rendendo difficile la risalita del sangue verso il cuore, che ristagna sul fondo degli arti.

Quindi, cosa fare?

Associare a quelle drenanti Piante che aiutino il microcircolo.
Come il Rusco, il Mirtillo, la Centella, l’Amamelide, che svolgono azione flebotonica, astringente, vasocostrittrice e analgesica.

Un SEGRETO IN PIÙ per avere sollievo immediato?

Olio essenziale di Menta piperita in un olio o una crema vettore base!
Sentirete le gambe gridarvi “Grazie!!!”.

SFATIAMO UN MITO! Ovvero facciamo i puntigliosi e precisiamo che NON è SEMPRE e SOLO il caldo che fa gonfiare piedi e gambe in estate.

Infatti in realtà la causa principale del gonfiore può essere l’INFIAMMAZIONE SISTEMICA, che spesso rende non efficaci i prodotti drenanti che assumiamo perché alla radice c’è lei che non li fa funzionare.

Ma che cos’è l’INFIAMMAZIONE SISTEMICA?

È una condizione di continuo allarme che l’organismo ha e che può portare a dolori e malattie anche gravi. È una sorta di circolo vizioso che non si ferma mai e che porta alla formazione di radicali liberi, con conseguente invecchiamento precoce e disturbi vari (come le gambe gonfie).

Dipende dal nostro stile di vita, dallo stress, da quanto movimento fisico facciamo e da ciò che mangiamo.

Come la risolviamo?

  • Prima di tutto attraverso un’ALIMENTAZIONE antinfiammatoria, in cui vengano LIMITATI certi cibi, come quelli conservati, quelli ricchi di zuccheri e carboidrati, quelli troppo salati e con grassi idrogenati. Attenzione anche al GLUTINE e alla CASEINA, che sono proteine “collose” che creano infiammazione. Così come alle Solanaceae, verdure pro-infiammatorie, come il POMODORO, i PEPERONI, le MELANZANE e le PATATE.
  • Sproniamoci al MOVIMENTO!
  • Cerchiamo di EVITARE lo STRESS sia fisico sia emotivo.
  • Ogni tanto regaliamoci un MASSAGGIO ENERGETICO e RILASSANTE allo stesso tempo: se fatto da un vero professionista, è una vera coccola per corpo e mente!
  • E per ultimo, ma non per importanza, SORRIDIAMO di più! Come cosa c’entra! Il sorriso c’entra sempre! Aggiusta tutto! E fa anche sgonfiare piedi e gambe!
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Rosmarino per i capelli

È un momento in cui si parla tanto di Rosmarino come una panacea contro la caduta dei capelli.

È vero che il Rosmarino, in olio essenziale piuttosto che in oleolito (e anche come idrolato), funziona molto bene per riossigenare il cuoio capelluto e riattivare il suo microcircolo e di conseguenza questo aiuta ad arrestare la caduta dei capelli e a rinforzare i bulbi.
Non solo.
Ha anche azione purificante ed è quindi utile anche contro cute grassa e forfora.

Ma sono state dette a riguardo, non solo imprecisioni, proprio castronerie e date informazioni non corrette.

Quello che più mi dispiace è che a spararle grosse sono stati anche “addetti ai lavori”, che dovrebbero avere certe nozioni base e saperle snocciolare!

Ormai lo sapete, per me ciò che ci si spalma addosso è una cosa seria e non ci si può improvvisare cosmetologi.
I cosiddetti “spignatti” non mi sono mai piaciuti proprio per questo!
Con le “preparazioni casalinghe” si rischia di mettere sulla pelle qualcosa di non testato e non sicuro e di avere più danni che benefici!

Vi faccio un esempio.
Non è la stessa cosa spalmarsi in faccia una purea di kiwi piuttosto che fare una maschera alla vitamina C! Il kiwi non contiene solo vitamina C (In che concentrazione poi? Boh! Non si sa!), ma anche altri ingredienti che possono creare irritazioni e infiammazioni!
Il kiwi allora mangiatelo, non spalmatevelo addosso!
Questo per fare un esempio.

Torniamo al Rosmarino.

Non è la stessa cosa utilizzare un idrolato, un oleolito o delle fiale che lo contengono e acquistate in erboristeria piuttosto che fare da sè un decotto o mettere a macerare dei rametti in olio!
Nel primo caso avrete dei prodotti testati e sicuri per l’utilizzo, nel secondo non si sa. Perché non si conosce la percentuale di principio attivo presente, perché non si sa se il metodo usato sia corretto, perché il prodotto non è stato creato in maniera sterile come ogni cosmetico merita di essere prodotto, perché vi ripeto i cosmetici sono una cosa seria e non vengono venduti nel reparto frutta e verdura!

Nel caso del Rosmarino, è importante conoscere il tempo balsamico prima della raccolta (cioè il momento in cui gli attivi della Pianta sono nella sua concentrazione massima), occorre raccogliere non sono le foglie, ma anche i fiori e bisogna seguire un certo procedimento per creare un decotto o un oleolito, non basta mettere un po’ di rametti in un po’ di acqua e farli bollire o lasciarli a macerare in olio e via!
E bisogna anche conoscere la varietà di Rosmarino che si sta utilizzando perché ce ne sono diverse e non tutte vanno bene!

Quando poi il tutto viene sminuito e ridotto a metodi casalinghi, oltretutto decantati e spiegati da “sedicenti colleghe” e in più in maniera sbagliata (!), mi cadono le braccia e pure qualcos’altro!

Mentre raccolgo il tutto… mi raccomando a voi di non inventarvi “piccoli chimici” e, se proprio proprio volete preparare con le vostre manine qualcosa da applicare sulla pelle e/o il cuoio capelluto, prima informatevi bene bene bene!
Anzi benissimo!
Non fidatevi della prima “ricetta” che trovate.
Non fidatevi del primo che ve la suggerisce.
Ma informatevi tanto tanto tanto.
Solo così sarete veramente consapevoli di quello che acquistate e vi spalmate addosso. E solo così rispetterete appieno la vostra pelle, le tradizioni, le Piante e chi lavora con esse con passione e dedizione!

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Qualche informazione utile.

Cos’è un oleolito?
È un macerato di Piante in olio.
Non è importante solo la Pianta scelta, ma anche l’olio per sfruttarne le proprietà, che si andranno ad aggiungere a quelle della Pianta.
La macerazione più corretta è quella a freddo: è la più lenta, ma in questo modo  la Pianta rilascerà i suoi principi attivi all’olio nella maniera più corretta rispetto a quella che sfrutta il calore, in cui possono venire degradati.
Il tipo di olio dipende dalla consistenza dell’oleolito che si desidera: se più corposo, l’olio di Mandorle dolci o l’olio di Oliva sono l’ideale, se invece si preferisce una texture più leggera e scorrevole, allora si deve optare per un olio di Sesamo, di Vinaccioli o di crusca di Riso.

La macerazione dura dai 30 ai 40 giorni.
Una volta passato questo periodo, occorre filtrare l’olio.
Va bene farlo con una garza pulita.

L’oleolito è pronto.
Non contenendo acqua, si conserva a lungo.
Ma meglio al buio e in un luogo senza umidità.