Pubblicato il

Glutammina: una soluzione contro la gastrite e le ulcere gastriche

Glutammina: una soluzione contro la gastrite e le ulcere gastriche

La Glutammina è un amminoacido non essenziale prodotto naturalmente dall’organismo e che si trova anche in alcuni alimenti come la carne di manzo, di pollo, di pesce, nelle uova, nei latticini e in alcuni frutti e verdure.

La sua sintesi avviene soprattutto a livello muscolare a partire da altri amminoacidi: arginina, ornitina e prolina.

La sua forma biologicamente attiva è la L-glutammina e viene usata soprattutto dagli sportivi per aumentare la massa muscolare e per recuperare in fretta la stanchezza del dopo sport.

È stata studiata anche riguardo alla sua capacità di mantenere in salute e quindi in buon funzionamento la normale funzione immunitaria.

Così come per la sua attività contro l’ossidazione e la formazione di radicali liberi (soprattutto per gli sportivi, sottoposti ad ossidazione muscolare).

Oggi diversi studi in vitro e in vivo dimostrano che sia utilissima anche contro la sindrome del colon irritabile e per proteggere lo stomaco dalle ulcere gastriche, anche quelle causate dal batterio Helicobcter pylori.
Quando è presente questo batterio, la risposta immunitaria è forte, ma non abbastanza da liberarsi dalla sua infezione.
Di solito quindi si ricorre agli antibiotici, che debellano il batterio, ma non aiutano a compensare i danni sulle pareti dello stomaco che eventualmente può aver lasciato.
Ecco che può entrare in gioco la Glutammina, che abbassa il livello di infiammazione, risana le ulcere e protegge dalla gastrite.

In questo senso può essere una valida alternativa ai cosiddetti “protettori gastrici”, che sono ottimi farmaci in grado di controllare le lesioni dello stomaco, ma solo se usati per tempi brevi (al massimo per un mese).
Il problema di questo tipo di farmaci è che vengono prescritti per tempi troppo lunghi e questo facilita l’insorgenza di effetti collaterali gravi.
Infatti cancellare e inibire l’acidità dello stomaco (che oltre ad essere lo strumento per facilitare la digestione è anche una difesa contro l’ingresso di batteri), si può trasformare più in danno che in beneficio.
Chi fa uso prolungato di inibitori di pompa protonica può infatti andare incontro a disturbi importanti come mal assorbimento dei nutrienti, allergie alimentari, artrite, rischio di infarto, carenza di vitamine (soprattutto B12), demenza, malattie degenerative, …

Cosa fare allora se si soffre di gastrite persistente e reflusso?
Intanto masticare bene per facilitare il lavoro dello stomaco (la prima digestione avviene davvero in bocca!), aiutare il completamento della digestione con l’assunzione di enzimi digestivi e magari anche di colostro (il primo liquido secreto dalle ghiandole mammarie, molto ricco di cellule immunitarie), che riequilibra la mucosa gastrica e intestinale.

Esistono poi delle formulazioni naturali, efficaci e sicure, che possono essere usate anche per tempi lunghi, che aiutano ad affrontare il disagio di una gastrite e di un reflusso insistenti.
Come per esempio compresse masticabili che aiutano a digerire meglio e a ridurre l’acidità (a base per esempio di Liquirizia, Aloe vera e calcio carbonato).

Assumendo poi la L-glutammina, questa aiuterà a riparare le mucose digestive.
​​​​​​​Quindi in caso di ulcere, anche micro, non solo favorirà la loro cicatrizzazione, ma aiuterà anche ad alleviare il sintomo e il disagio del bruciore gastrico e di un intestino infiammato.

Pubblicato il

Tensioattivi: cosa sono e a cosa servono?

Tensioattivi cosa sono e a cosa servono

Come fa un detergente a lavare e a pulire?
Lo fa grazie a sostanze chiamate “tensioattivi”.
Sono loro che ci aiutano nella detergenza della pelle e dei capelli, della casa e dell’abbigliamento e di tutto ciò che necessita di pulizia.

Sapete cosa sono?
I tensioattivi sono delle sferette che intrappolano lo sporco.
O meglio.
Immaginate un tensioattivo come un fiammifero, con una testa che ama l’acqua (idrofila) e odia i grassi (lipofoba) e con un corpo (detto coda) che al contrario odia l’acqua e ama i grassi (idrofobo/lipofilo).

Questi fiammiferi possiamo immaginarli come degli intermediari, dei mediatori: cioè loro si mettono in mezzo tra due sostanze che hanno poco da spartire tra di loro e fanno in modo che inizino a conversare e ad avvicinarsi.
Ad esempio, l’olio e l’acqua non si amano, se li mettiamo insieme in un contenitore non si mischiano e, anche se agitati, dopo un po’ tornano esattamente come erano, cioè uno separato dall’altro, per la precisione uno sopra l’altro (quello più leggero sopra e quello più pesante sotto).
I tensioattivi riescono ad abbassare la tensione che c’è tra sostanze diverse e a far diminuire la loro voglia di allontanarsi le une dalle altre, per questo si dice che svolgano funzione di intermediario tra l’acqua e i grassi e gli oli: cioè smettono di starsene separati e fare gli asociali e cominciano ad avvicinarsi tra loro, emulsionandosi e miscelandosi.
E facendo così ci aiutano nella detersione.

I tensioattivi non sono tutti uguali.
A seconda di come sono fatti possono svolgere compiti diversi: emulsionare, detergere, creare schiuma, trasportare e far penetrare principi attivi, avere un’azione filmante o sostantivante, solubilizzare, disperdere e addirittura possono avere una funzione disinfettante.
Per questo di solito nei cosmetici si usa un mix di essi perché ognuno ha caratteristiche diverse e ognuno svolge la propria funzione.

Ma come fanno i tensioattivi a fare da mediatore tra sostanze che non si amano?
Un liquido ha sulla sua superficie quella che si dice “tensione superficiale”, che fa in modo che lo stesso liquido si appoggi alla minor superficie possibile, mantenendo compatte e vicine le molecole che lo compongono.

Esiste un altro tipo di tensione, quella “interfacciale”, che fa in modo che due liquidi che non sono affini e non riescono a miscelarsi (tipo acqua e olio) rimangano ben divisi tra di loro.

La funzione dei tensioattivi è quella di abbassare sia la tensione superficiale che quella interfacciale, così che l’acqua e l’olio inizieranno a diventare amici e creeranno un’emulsione stabile.

Come si evince dalla loro definizione e dalla loro azione, creare il giusto mix di tensioattivi non è compito facile, ma ci sono formulatori e cosmetologi che hanno studiato per questo.

Ma in pratica a cosa servono veramente i tensioattivi?
Non può bastare usare l’acqua per lavarsi?
In verità no. L’acqua da sola può rimuovere un po’ di sporco superficiale, ma quello grasso e unto rimarrà dov’è.
Grazie ai tensioattivi ad azione detergente l’unto si aggancia alle code del tensioattivo stesso, “amiche dei grassi”, e col risciacquo viene lavato via.

Esistono anche tensioattivi ad azione emulsionante.
Per esempio, creme, latti per lo struccaggio e la pulizia del viso e prodotti simili sono tutti emulsioni. Cioè sono paragonabili a una maionese ben riuscita: sostanze diverse (una acquosa e una grassa) che sono bilanciate così bene da creare un rapporto che dura nel tempo e non si separa, una specie di matrimonio stabile.

Tra le tante formule, esistono tensioattivi che fanno schiuma.
La schiuma è anch’essa un’emulsione, che si forma tra aria ed acqua.
Pensate alla schiuma come a delle bolle di gas disperse in un liquido.

Ma la schiuma aiuta a lavarci meglio?
La schiuma aiuta a catturare le particelle di sporco che si sono staccate, evitando che ricadano sulla pelle e aiuta così a portar via con il risciacquo lo sporco.
Più schiuma fa un tensioattivo e più quel detergente sarà bravo a lavare via lo sporco.
Ma c’è un “ma” perché se è vero che un detergente super schiumogeno lava bene, è anche vero che potrebbe essere troppo aggressivo per la pelle, soprattutto se usato spesso.
Infatti spesso i tensioattivi contenuti (come lo SLES e l’SLS) non si limitano a togliere solo lo sporco, ma intaccano anche la parte grassa del film idrolipidico della pelle, rendendola secca, disidratata e più soggetta a dermatiti e irritazioni.

Per questo un detergente delicato spesso fa meno schiuma.
Questo non significa che non lavi o lavi meno, ma “solo” che è più dolce sulla pelle e anche meno inquinante per l’ambiente.

Per spezzare una lancia a favore della schiuma c’è da dire che può essere un utile segnale che dobbiamo risciacquare bene la pelle. Non risciacquare bene un detergente rende sicuramente la pelle più secca e questo è uno dei motivi che ci fa ritenere un prodotto aggressivo.
Quindi la parola d’ordine ogni volta che detergiamo la pelle o i capelli o il nostro abbigliamento è proprio quello di risciacquare bene.

E se non vogliamo prosciugare la diga di Ridracoli per farlo, scegliamo prodotti eco-dermo-compatibili, che sono i più sostenibili sia per la nostra pelle sia per l’ambiente.

Pubblicato il

Equiseto o… coda cavallina

Equiseto o... coda cavallina

Pianta che passa quasi inosservata perché non produce fiori nè frutti e perché si sviluppa, cresce e vive in luoghi particolari e poco visibili, di solito umidi, come i fossi e i margini di fiumi e laghi.

Così come le Felci, l’Equiseto vive da 300 milioni di anni!
All’epoca dei dinosauri, in seguito ai cataclismi dell’epoca, queste piante vennero risucchiate dalla terra, che oggi le restituisce sotto forma di carbone fossile, che viene estratto ancora oggi per ricavarne energia.
Forse per questo c’è l’idea popolare che dove cresca l’Equiseto, vicino si trovi l’oro!
E forse deriva da questo il fatto che in Francia l’Equiseto venga chiamato “oro delle ossa”.

Ma quali proprietà ha questa pianta così particolare e antica?
Intanto viene detta “coda cavallina” per via della sua forma: i suoi fusti si sviluppano in fronde folte e sottili, che assomigliano proprio a una coda di cavallo.

Dioscoride nel suo Materia Medica afferma sia una pianta astringente contro le emorragie del naso, ma anche contro le diarree.
Applicato localmente come impacco è cicatrizzante per le ferite.
Il suo infuso è utile contro le ulcerazioni intestinali ed è diuretico e ottimo contro asma e tosse.

Plinio, l’ammiraglio eroe dell’eruzione del Vesuvio del 79 d.C., diceva che l’Equiseto riduce la milza in chi corre (“Chi corre deve avere la milza leggera” – affermava).
Anche lui sottolineava la sua azione astringente contro le emorragie del naso e contro la diarrea. Così come le sue proprietà contro asma e tosse e come diuretico.

Galeno conferma queste proprietà, così come Santa Ildegarda, Avicenna e Matteo Plateario (autori maggiori dell’epoca medioevale).

E la moderna Fitoterapia cosa dice?
Oggi l’Equiseto viene utilizzato per il suo contenuto in silice e sali minerali e per le sue conseguenti proprietà remineralizzanti per le ossa e i denti e anche come coadiuvante contro la caduta dei capelli e la crescita delle unghie, sia in prevenzione sia come trattamento vero e proprio.
La sua azione diuretica è dovuta al suo contenuto in acidi organici e flavonoidi.
Oltre all’attività diuretica, è dimostrata anche la sua azione a livello degli acidi urici, la cui concentrazione a livello ematico viene ridotta e viene promossa la loro espulsione dall’organismo.
La sua azione diuretica viene sfruttata anche per favorire la risoluzione di infezioni urinarie e di calcolosi renali.
Applicata localmente la Pianta ha confermato la sua azione astringente e cicatrizzante.

Tutte proprietà naturalmente confermate da studi clinici.
Studi che hanno dimostrato anche la sua sicurezza d’uso e la quasi totale tolleranza dei suoi estratti.

Pubblicato il

Succede a chi ha i capelli: in autunno… si perdono

Succede a chi ha i capelli: in autunno... si perdono

In autunno cadono le foglie, si raccolgono le castagne e l’uva e… si perdono i capelli.

È una perdita fisiologica, che in questa stagione aumenta (di circa il 20 o 30%), come è normale che succeda.
Il processo è normale e fisiologico, ma possiamo aiutare i nostri capelli ad essere più forti e più belli con alcuni semplici accorgimenti.

Prima di tutto con l’alimentazione, scegliendo frutta e verdura di stagione, indispensabili per il nostro benessere generale e anche per i nostri capelli e il nostro cuoio capelluto, che al cambio di stagione soffre di secchezza e pruritini.
Poi nella scelta dei prodotti giusti per l’igiene, anche quotidiana se i prodotti sono delicati e con caratteristiche di ecodermocompatibilità, e con un risciacquo con acqua non troppo calda.
Così come non troppo calda deve essere l’aria del phon quando li asciughiamo per non danneggiare il fusto del capello.

In più si può intervenire con prodotti stimolanti e rinforzanti per fare in modo che la caduta non sia più copiosa del normale e soprattutto per far sì che i capelli ricrescano più forti e robusti di prima.

I capelli nascono, crescono, cadono e si rinnovano continuamente: hanno una loro vita.
Un capello vive in media circa tre o quattro anni dalla sua nascita alla sua caduta. Questa vita si sviluppa ogni giorno sul nostro cuoio capelluto.
Tutto sembra immobile, sempre uguale, ma nella chioma ogni capello vive la sua fase vitale.

In ogni chioma, maschile e femminile, tre sono le fasi vitali dei capelli che convivono nello stesso momento:
– l’80 – 90 % dei capelli si trova in fase di nascita e crescita
– il 2% nella fase di blocco di crescita
– il 13% nella fase terminale di caduta
Se la percentuale dei capelli in fase di blocco di crescita e di caduta supera il 15 % compaiono evidenti diradamenti e calvizie.
I capelli nascono soprattutto in inverno, con il picco in dicembre e gennaio.
Crescono soprattutto in primavera.
Bloccano la loro crescita in estate e dopo tre mesi di blocco di crescita, in autunno cadono.
In autunno i capelli che cadono sono quelli che sono arrivati al termine della loro vita.
Cioè si compie una sorta di “muta”.

La maggior parte degli organismi viventi cambia i suoi bioritmi naturali con il variare della durata e della intensità della luce solare.
Succede anche ai capelli.
La nascita, la crescita e la caduta dei capelli ha un andamento stagionale ed è sotto il controllo di ormoni, condizionati a loro volta dalla intensità e dalla durata della luce solare.
I raggi solari catturati dagli occhi inviano messaggi alla ghiandola pineale posta nel cervello, chiamata anche il “terzo occhio”. In questa ghiandola viene prodotta la melatonina. In autunno la riduzione della durata e intensità dei raggi solari fa aumentare la secrezione di melatonina, ormone che influenza il profilo degli androgeni e degli estrogeni in donne e uomini.
Gli androgeni fanno perdere i capelli.
Gli estrogeni fanno aumentare il numero dei capelli.

Poiché l’aumento di melatonina durante l’autunno spinge a mangiare dolci e alimenti ricchi di zuccheri, c’è il rischio che un loro eccesso possa variare il profilo ormonale maschile e femminile.
Ecco perché l’alimentazione influisce ed è importante anche in questa stagione e perché in autunno è bene stare ancora più attenti alla dose giornaliera di carboidrati, bilanciandoli sempre con proteine, ricche di aminoacidi solforati (cioè con alto contenuto di zolfo).

Quelli ricchi in zolfo (come ad esempio, legumi, orzo, avena, miglio, quinoa, …) sono alimenti utili per la salute e la bellezza del capello perché gli aminoacidi solforati che contengono (cisteina, metionina, lisina) vanno a costituire la cheratina, la proteina che dà la consistenza ai capelli.

I capelli amano lo zolfo, ma anche il rame, lo zinco e il magnesio: sali minerali che mantengono i capelli sani e vitali.
Una curiosità è che la loro carenza, soprattutto di rame, nel cuoio capelluto può causare la perdita del colore (canizie precoce) e della consistenza dei capelli, che diventano più sottili e meno consistenti.

Una menzione per una particolare, anche se fisiologica, fase della vita delle donne: la menopausa.
Gli estrogeni sono gli ormoni maggiormente prodotti durante l’età fertile delle donne e sono anche quelli che sostengono i loro capelli.
Con il passare degli anni, con la progressiva caduta degli estrogeni, la donna tende a perdere capelli e ad avere una maggiore presenza di peli.
È questo uno dei tanti effetti della menopausa, con cui le donne devono fare i conti.

Pubblicato il

I cosmetici curano?

I cosmetici curano?

Per definizione i cosmetici non possono avere finalità terapeutiche.
Per legislazione europea un cosmetico ha lo scopo esclusivo di pulire, profumare, modificare l’aspetto, proteggere e mantenere in buono stato la superficie del corpo, dei denti e della mucosa su cui vengono applicati; mentre i prodotti che hanno come scopo curare o prevenire le malattie non possono rientrare nella categoria dei cosmetici.
Il cosmetico quindi non cura.

Ne siamo davvero sicuri?

Secondo noi invece può far parte del processo di cura e di guarigione.
E può partecipare a questo processo in due modi diversi.
Il primo è sicuramente quello sensoriale ed emozionale.
Chi non ha provato piacere spalmando sulla pelle una crema dalla texture morbida o spruzzando il profumo preferito?
Chi non si vede più bella dopo una maschera per il viso o non si sente rinascere dopo una doccia con un sapone dal profumo rinvigorente o prova benessere dopo un bagno immersi in una vasca piena di schiuma dall’aroma rilassante?
Lo “stare bene” secondo noi si misura anche da questo e anche questa può essere “terapia”.

Il secondo modo attraverso cui un cosmetico può “guarire” è più pratico e concreto ed è dato dalle sue stesse proprietà e funzioni.

La barriera cutanea di cui spesso si parla è quella che protegge la pelle e la mantiene in salute. La sua funzione principale è quella di non farle perdere acqua e non si disidrati.
È formata da un doppio strato di lipidi, costituiti da ceramidi e poi da colesterolo e da acidi grassi.

In una pelle normale e sana, le ceramidi predominano e rappresentano circa il 50% dei lipidi presenti; mentre in una pelle con problematiche, come ad esempio la psoriasi o la dermatite atopica, la percentuale presente di ceramidi cambia, diminuendo drasticamente.
Da qui le screpolature e gli arrossamenti tipici delle zone colpite da problematica.

Una pelle con problematiche non è ricoperta da eczemi e alterazioni: solo certe zone vengono colpite da lesioni e il resto è sano.
Sano però solo apparentemente perché, analizzando la pelle di chi soffre di dermatiti, si scopre che anche le zone “intatte” della sua pelle hanno una composizione alterata e le proporzioni dei lipidi sono comunque diverse da come dovrebbero essere: le ceramidi sono presenti in percentuale inferiore rispetto al colesterolo (cioè esattamente il contrario di quello che deve essere perché la pelle venga considerata veramente sana).
Questo significa che comunque geneticamente quella pelle sana non è perchè produce meno ceramidi e perchè ha un ricambio cellulare molto più lento.

Di solito si tende a curare solo i punti con lesioni, dove cioè la pelle è macroscopicamente anormale, ma in realtà quella pelle è tutta nel suo insieme lontana dalla normalità perché carente di ceramidi.

Nelle zone lesionate ha senso utilizzare farmaci specifici, ma è comunque necessario l’aiuto di un cosmetico ad hoc e ricco in ceramidi su tutta la pelle per evitare che zone apparentemente sane diventino eczematose.

Quindi il cosmetico non è affatto un surplus frivolo!
Il cosmetico è importantissimo per supportare una terapia farmacologica e in più fare del suo, apportando equilibrio non solo alle zone colpite da lesioni, ma anche nutrendo e trattando quelle in apparenza sane.
Quindi farmaco e cosmetico acquistano la stessa importanza nella gestione di una patologia.

Tra l’altro un farmaco si può applicare solo per una precisa e determinata tempistica e prima o dopo va ridotto fino a sospenderlo del tutto.
Il cosmetico no.
Il cosmetico ci accompagna e ci aiuta ogni giorno.
Il farmaco da solo non riesce a gestire una pelle problematica e spesso non la risolve nemmeno, quindi non è corretto sostituirlo al cosmetico e usare il cosmetico come se fosse un surplus inutile.
E’ vero anche il contrario, cioè un cosmetico da solo non può risolvere una problematica veramente importante.
Quindi è corretto affermare che tra farmaco e cosmetico ci sia un lavoro di squadra.

Il cosmetico fa parte del processo di cura perché riporta in equilibrio la componente lipidica dello strato corneo (quello più esterno) della pelle.
Per cui si può dire che anch’esso è terapeutico!
Se usassimo solo un farmaco per curare una dermatite, piuttosto che una psoriasi, dopo qualche giorno dalla sua sospensione saremmo punto e a capo col problema perché non avremmo trattato il resto della pelle.

Un cosmetico per definizione non può vantare finalità terapeutiche, ma è fondamentale per mantenere in buone condizioni la cute e riportare in condizioni di normalità una pelle alterata.
Per questo è importantissimo per la buona riuscita di una terapia.
E per questo si può dire che anche i cosmetici… curano!
Noi lo diciamo da sempre, ora (finalmente!) lo hanno capito e lo dicono anche i divulgatori di Scienza!

Pubblicato il

Che cos’è il sistema immunitario?

È la nostra naturale cassetta di pronto soccorso, che regola la nostra salute.

Mai come in questo periodo ne avete sentito parlare.
Anzi no.
In pochi lo hanno fatto.
In tanti hanno detto che è stato attaccato da un virus brutto e cattivo, ma in pochi (pochissimi!) vi hanno spiegato come farlo funzionare al meglio per rendere la vita difficile a questo e a tutti gli altri patogeni con cui possiamo venire in contatto (perché non esiste solo lui!).
Proviamo a farlo noi.

Il nostro organismo è dotato di un efficiente sistema di difesa dagli agenti estranei: si tratta del sistema immunitario, composto da cellule diverse, ognuna con funzioni specifiche, e molecole circolanti che lavorano insieme per riconoscere ed eliminare gli agenti estranei all’organismo (non solo virus, batteri, funghi e parassiti, ma anche cellule infettate da agenti patogeni e cellule tumorali).

Le nostre difese sono vigili e pronte ad intervenire in caso di emergenza, mettendo in pratica le necessarie contromisure per difenderci e mantenerci sani.
Lo fanno attuando due forme di immunità: l’immunità aspecifica o innata e l’immunità specifica o acquisita.

L’immunità aspecifica o innata è detta anche immunità naturale e consiste in meccanismi preesistenti all’incontro con l’agente estraneo, in grado di agire con rapidità perché l’agente estraneo viene riconosciuto come una minaccia.
È presente fin dalla nascita e comprende sia le barriere fisiche dell’organismo (pelle e mucose, ad esempio di bocca e naso, che sono a diretto contatto con l’esterno) sia cellule e proteine circolanti che fungono da regolatori della risposta infiammatoria dell’organismo.
Se l’agente aggressivo supera queste barriere, l’organismo reagisce producendo e mobilizzando cellule e sostanze che servono a fronteggiare e riparare i danni subiti.

L’immunità specifica o adattativa, chiamata anche immunità acquisita, si sviluppa invece dopo la nascita, durante il primo anno di vita, e viene attivata in risposta alle infezioni e agli agenti estranei che incontra.
Essendo una risposta che l’organismo fabbrica su misura a seconda dell’agente estraneo, è molto più veloce ed efficace rispetto a quella innata. E possiede meccanismi atti a instaurare memoria degli agenti incontrati e della specifica risposta instaurata. Si tratta di una difesa mirata nei confronti di determinati antigeni (ovvero sostanze che il nostro organismo riconosce come estranee).

Il meccanismo di risposta dell’immunità adattativa è reso possibile grazie ai linfociti T e ai linfociti B.
I linfociti T maturano nel timo e circolano nel sangue e nel sistema linfatico, riconoscendo le cellule dell’organismo come proprie ed evitando di aggredirle. Si attivano quando i recettori presenti sulla loro superficie riconoscono degli antigeni (gli agenti estranei).
Per riconoscere l’antigene, le cellule T hanno bisogno di venire a contatto con altre cellule che presentino loro quel particolare antigene.
I macrofagi, le cellule “spazzine” del nostro organismo, dopo aver “mangiato e digerito” una struttura estranea, espongono frammenti di antigene sulla loro superficie in modo da mostrarli alle cellule T, che si attivano secernendo sostanze chiamate citochine.
Le citochine aiutano quindi le cellule T ad eliminare le cellule estranee che hanno aggredito l’organismo e lo hanno intossicato.

I linfociti B maturano nel midollo osseo e si localizzano nei linfonodi, piccoli organi dislocati in diversi punti del corpo umano.
Anche loro si attivano a contatto con un antigene e, stimolati da esso, si riproducono, generando tanti cloni di se stessi.
Alcune di queste cellule cloni sono gli anticorpi, specifici nei confronti di un determinato invasore. Altre hanno la funzione di “cellule della memoria” per fronteggiare in maniera più rapida e specifica eventuali aggressioni future da parte dello stesso antigene.

Un sistema immunitario efficiente è perfettamente in grado di proteggere l’organismo dalle aggressioni.
C’è un modo per aiutarlo a mantenersi tale?
Certo!
Anche più di uno.

Intanto partiamo dal presupposto che il nostro sistema immunitario sia l’apparato che controlla e dirige la vitalità dell’intero nostro organismo, i suoi sistemi e i suoi organi con tutte le loro funzioni: è cioè il direttore della nostra orchestra, un’orchestra grande e composta da materia, ma anche da energia.
Questa energia va mantenuta e non sprecata perché la musica che ne scaturisce sia melodia e non un insieme di note stonate.
E per fare ciò è necessario osservare delle “regole” e non farsi distrarre da abitudini “scadenti”.

L’energia è l’ingrediente necessario per realizzare i nostri scopi e per il successo delle attività che svolgiamo: personali, familiari, professionali, ludiche, …
Non è importante il tipo di cose che si fanno, ma la loro qualità.
E quali sono i fattori che sviluppano energia per vivere bene e con qualità e di conseguenza rinforzano il nostro sistema immunitario?

L’aria è sicuramente la prima sorgente di energia e di vita.
L’ossigeno è una componente primaria per il nostro organismo: senza aria si muore rapidamente nel giro di pochi minuti.
Quando un innamorato sussurra alla sua amata “Sei importante come l’aria!” rende l’idea di come l’amore nutra lo spirito e quanto l’aria faccia vivere il corpo.
L’aria infatti permea la nostra vita.
E in questa vita, di cui fanno parte il mondo animale e il mondo vegetale, le Piante giocano un ruolo fondamentale perché sono artefici della presenza dell’ossigeno e della vita sulla Terra.
Le Piante sono infatti il nostro polmone verde.
Assorbono l’anidride carbonica e rilasciano, attraverso la fotosintesi clorofilliana, ossigeno, che produce l’energia che ci permette di vivere: l’ossigeno infatti serve per alimentare le reazioni che avvengono nel sistema immunitario, stimolandolo e mantenendolo attivo e capace di difenderci.
Fare respiri profondi, utilizzando il diaframma, che è il muscolo principale della respirazione, oltre a farci incamerare ossigeno, ci allenta dalle tensioni e ci rilassa. E questo rinforza il nostro sistema immunitario.
Se poi accompagniamo il respiro con una bella risata, verranno anche liberate endorfine (molecole che ci fanno stare bene) e fornirà espirazioni più lunghe, liberando i polmoni di aria residua e arricchendo il sangue di ossigeno, la linfa vitale per il nostro organismo.

L’acqua è un’altra sorgente di energia.
È il principale componente del nostro corpo e assumerla è necessario per il trasporto dei nutrienti verso le cellule e per eliminare le tossine dagli organi.
È quindi fondamentale per tutte le nostre funzioni fisiche e anche mentali.
La diamo per scontata e pensiamo poco alla qualità e alla quantità di quella che ingeriamo e utilizziamo, ma è davvero necessaria e fondamentale per tantissime attività, come la digestione e la depurazione e come anche il rinforzo delle difese immunitarie perché, facendo in modo che le funzioni del nostro organismo avvengano al meglio, anche le cellule deputate alle nostre difese saranno in salute e più efficaci.

Anche il cibo è una sorgente di energia.
Quello vero, quello naturale, quello non industriale, naturalmente.
È in grado di fornire i necessari nutrienti alle nostre cellule (sì, anche quelle del sistema immunitario) per svolgere le innumerevoli funzioni del nostro organismo e averlo così in piena efficienza.

Non può mancare l’attività fisica come altra sorgente di energia.
Camminare, praticare sport e “muoversi” in generale è importantissimo per prevenire molte malattie.
Secondo diversi studi scientifici, l’inattività fisica è uno dei fattori di rischio di malattia e mortalità.
Il movimento non fa bene solo all’umore, ai muscoli, al sonno, allo stress, al rischio di malattie cardiovascolari, ma anche di conseguenza al sistema immunitario perché permette all’organismo di mantenersi sano ed efficiente.

Per la nostra salute, il benessere e la serenità, oltre alle fonti materiali, il giusto atteggiamento mentale e psichico è essenziale.
Ecco allora che la meditazione è sicuramente un’altra fonte di energia.
Le persone infelici e quelle che non hanno consapevolezza di sè, non vivono certo nel benessere e sono portate ad ammalarsi più di quelle che si amano e sono gentili, non solo con gli altri, ma anche con se stessi.

Dormire è un’altra importante sorgente di energia.
Il riposo gioca un ruolo fondamentale sul nostro equilibrio psico-fisico e anche sulle funzionalità delle difese immunitarie.
Mentre dormiamo il nostro corpo recupera energia e si prepara ad affrontare il giorno successivo, rigenerato e in totale benessere.

Se abbiamo attive queste sorgenti di energia, il nostro organismo funzionerà al meglio e anche il suo sistema immunitario sarà nel pieno della sua efficienza.
Cambiare le nostre abitudini per ricercare questi diversi tipi di energia e andare incontro così al benessere sia fisico sia mentale è un dovere che abbiamo verso noi stessi.

E se da soli non ce la facciamo, la Natura ci dà una mano per aiutarci in questa ricerca e percorso: le Piante medicinali e i loro estratti sono una risorsa a cui attingere ogni volta che abbiamo bisogno di un supporto per ritrovare l’equilibrio perduto, che sia per riposare meglio piuttosto che per rendere piacevoli gli ambienti in cui viviamo o offrire più efficienza al nostro sistema immunitario.