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Funghi medicinali: tipologie e uso terapeutico

Funghi medicinali: tipologie e uso terapeutico

La Micoterapia moderna utilizza sia il micelio sia il frutto, cioè sia i filamenti che si dipartono dalle sue spore sia il corpo del fungo, trasformandolo in polvere o in estratto standardizzato a seconda del tipo di prodotto e di effetto che si desidera ottenere.

I funghi non sono in grado di sintetizzare la clorofilla e quindi non possono realizzare la fotosintesi. Non sono in grado nemmeno di digerire alimenti e per questo hanno sulla loro superficie enzimi che scompongono la matrice organica in piccole particelle, poi assorbite dalle loro membrane.

Nel corso dei millenni hanno sviluppato una loro difesa contro l’attacco di parassiti e organismi patogeni: molecole, come i beta-glucani, che hanno azione antibiotica, antivirale e antifungina e che oggi vengono sfruttate perché efficaci nella prevenzione e nel trattamento di diverse patologie.

Oggi i funghi vengono coltivati per sfruttare questi loro principi attivi tramite micorrizzazione, cioè facendoli associare ad altre forme di vita (in questo caso ad alberi).
Questo procedimento si effettua in maniera biologica e spontanea e ha un’utilità reciproca sia per il fungo sia per l’albero simbionte.
Quest’ultimo infatti si avvantaggia di maggior assorbimento di acqua, vitamine, oligoelementi ed è protetto da eventuali microorganismi patogeni.
In cambio il fungo assorbe idrati di carbonio, fondamentali per la sua crescita. In media da 150 chili di fungo fresco si ricavano 15 chili di fungo disidratato, da cui si ottiene 1 chilo di estratto.

Dal punto di vista terapeutico è essenziale assumere solo estratti puri e biologici di funghi coltivati in Europa e in zone prive di inquinamento.

È essenziale assumere in contemporanea anche la vitamina C sotto forma di ascorbato di potassio, che favorisce la biodisponibilità dei principi attivi a livello intestinale e ne incrementa l’assorbimento del 30%.

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I funghi con proprietà medicinali sono tanti e ognuno di loro, seppure abbiano in comune la caratteristica di essere tutti antiossidanti e antinfiammatori, nonché immunomodulanti, ha caratteristiche specifiche che li contraddistingue.

Il più conosciuto e famoso è sicuramente il Ganoderma lucidum o Reishi.
Non è commestibile per la sua polpa molto dura ed è coltivato su legni pregiati.
Grazie alle sue notevoli proprietà curative si colloca tra le sostanze naturali più efficaci.
Contiene polisaccaridi che svolgono azione antitumorale ed è ricco di sali minerali e oligoelementi. È efficace nelle malattie autoimmuni, in particolare nell’artrite reumatoide, in cui ha dimostrato le sue qualità analgesiche e antinfiammatorie.
Ha notevoli capacità antivirali (anche verso il virus dell’epatite B e dell’HIV).
A livello cardiocircolatorio ha effetto regolatore generale con azione sul ritmo cardiaco, sulla pressione sanguigna, sul colesterolo e sull’aggregazione piastrinica.
A livello del sistema nervoso ha azione antistress e sedativa.
È epatoprotettore ed è molto efficace anche nel trattamento dell’asma e della bronchite cronica.

Un altro fungo medicinale importante è il Lentinus edodes o Shiitake, una specie di origine cinese che manifesta la sua azione soprattutto nella ipercolesterolemia, sulla immunomodulazione, sui fenomeni infiammatori, con effetto antitrombotico ed epatoprotettore.
Contiene vitamine del gruppo B, provitamina D, sali minerali quali potassio, calcio, fosforo e oligoelementi come ferro e zinco.
Il corpo fruttifero contiene 7 degli 8 aminoacidi essenziali, nonché la sostanza bio attiva eritadenina, che favorisce la trasformazione del colesterolo nocivo LDL in colesterolo buono HDL. Attiva la risposta immunitaria e agisce inibendo la proliferazione tumorale.
A livello cardiovascolare ha effetto anti-ipertensivo, antitrombotico, diminuisce le placche aterosclerotiche.
È epatoprotettore. Inoltre ha azione alcalinizzante, antiuricemica e anticarie, inibendo la formazione della placca dentaria.

Il fungo Hericium erinaceus ha componenti attivi sulla mielina e sui tessuti nervosi, per cui è in prima linea nel trattamento delle malattie degenerative.
Ha azione su Alzheimer e demenza e ci sono importanti studi sul suo utilizzo nella sclerosi multipla.
A livello gastrointestinale ha azione sulla mucosa gastrica e intestinale soprattutto quando sono infiammate e danneggiate (gastriti, ulcere, reflusso gastroesofageo con inibizione della replicazione dell’Helicobacter pylori, morbo di Crohn, colite ulcerosa).
Rigenera la mucosa gastrointestinale ed è efficacissimo nella permeabilità intestinale con conseguenti allergie ed intolleranze alimentari.

Il fungo Cordiceps sinensis è uno dei rimedi più energetici e straordinari della medicina tradizionale cinese.
Espleta un’azione di regolazione sul sistema neuro-endocrino: stimola la secrezione degli ormoni della corteccia surrenale e sostiene il circuito di regolazione dell’asse ipofisi-surrene.
Una parte di questo effetto va attribuita al suo contenuto in triptofano, il precursore della serotonina (l’ormone del buonumore).
Migliora e incrementa la libido in entrambi i sessi.
Migliora la capacità di concentrazione, aiuta in caso di astenia e depressione e migliora la qualità del sonno.
Per gli sportivi è una manna perché incrementa l’energia e il rendimento muscolare, contrastando la stanchezza e l’accumulo di acido lattico.

L’Agaricus blazei murrill contiene principi attivi che rafforzano il sistema immunitario.
Ha dato ottimi risultati in patologie tumorali importanti perché i suoi principi attivi inibiscono la proliferazione delle cellule cancerogene.
È fantastico come antiallergico e anche contro infezioni da Candida albicans.

Il fungo Maitake ha un tropismo specifico per il sistema immunitario.
A livello metabolico diminuisce i livelli totali di colesterolo e controlla la pressione arteriosa, diminuendo il rischio cardiovascolare.
Sul controllo del peso ha dimostrato un aumento dell’attività metabolica, così come l’inibizione della proliferazione degli adipociti.
Riduce i trigliceridi.

Il Polyporus umbellatus è principalmente impiegato nella diuresi ed è curativo in caso di edemi e cellulite perché è un ottimo drenante linfatico: elimina sodio e cloruri, ma preserva il potassio, in modo da non creare abbassamenti di pressione.
Ha effetto mucolitico con giovamento della capacità respiratoria.

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Melatonina e menopausa

Melatonina e menopausa

Quando si parla di melatonina in generale si pensa alla difficoltà a dormire per jet lag, turni di lavoro o cambio di stagione.

Recentemente viene raccomandata anche per il trattamento di malattie importanti, come i tumori, oltre che per la fibromialgia e per la sindrome di stanchezza cronica.

La melatonina ha anche la proprietà di influenzare in maniera positiva la tiroide ed è un po’ la regista per tutti gli ormoni prodotti nel nostro organismo.

Viene prodotta dalla ghiandola pineale, che è l’orologio deputato al controllo del nostro organismo.

Infatti non solo controlla il ritmo circadiano (quello che regola le fasi del sonno e della veglia), ma anche quello biologico (quello che regola le tappe e i cambiamenti ormonali, come l’arrivo della pubertà e quello della menopausa).
E dato che col passare del tempo la ghiandola pineale produce sempre meno melatonina, è “normale” dormire meno e male.
Dormendo poco, l’invecchiamento viene accelerato.

Ricerche recenti hanno cercato di dimostrare che assumendo la melatonina in integratore quando i suoi livelli cominciano a calare, è possibile oltre che regolare il sonno, anche rallentare, fermare e in certi casi persino invertire gli effetti dell’invecchiamento.
Questo succede perché la melatonina, oltre a risincronizzare i ritmi circadiani del sonno e della veglia, è capace anche di farlo per il sistema endocrino.
Secondo queste ricerche, assumendo melatonina, si mette a riposo la ghiandola pineale, proteggendola dall’invecchiamento e rallentando così il processo di degenerazione delle cellule dei vari organi e tessuti.

La ricerca si è soffermata soprattutto su donne in menopausa perché la menopausa è il segnale inconfondibile che il corpo di una donna sta invecchiando, ma il risultato vale per tutti, anche per gli uomini e anche per donne ancora fertili.
Nelle donne in menopausa sottoposte ai test di ricerca, i risultati sono stati sorprendenti: in alcuni casi si è verificata una specie di rinascita della fertilità oltre che del ciclo mestruale!
Naturalmente i risultati più evidenti si sono avuti in donne giovani con disturbi del ciclo o in quelle in premenopausa o in menopausa da poco tempo, rispetto a quelle in menopausa da anni.

La melatonina è stata in grado anche di regolare la funzione tiroidea, che nelle donne vicino alla menopausa spesso non è equilibrata, lavorando troppo o troppo poco.
Spesso si verifica una scarsa secrezione di ormoni tiroidei T3 e T4: la somministrazione di melatonina è in grado di ripristinare il loro rilascio corretto e di conseguenza ripristina il corretto funzionamento della tiroide stessa.

Lo stesso studio ha messo in evidenza anche una riduzione della depressione, uno dei sintomi purtroppo più comuni nelle donne che entrano in menopausa.

Allo stesso modo si è notata una riduzione delle vampate di calore, delle palpitazioni notturne e la qualità del sonno è decisamente migliorata.

Secondo i ricercatori di questo studio, la melatonina agisce come adattogeno ormonale, contribuendo ad equilibrare la funzione delle ghiandole surrenali, della tiroide e degli ormoni riproduttivi.

Altri effetti rilevati sono la riduzione della pressione sanguigna, il bilanciamento dei livelli di cortisolo, l’aumento del colesterolo buono HDL, …

Bastano piccole dosi di melatonina per godere dei suoi effetti benefici (1 mg al giorno).
Va assunta un’oretta prima di andare a dormire per avere una buona riserva nel momento del picco notturno, cioè quando l’organismo andrebbe naturalmente a produrla.
​​​​​​​Così, oltre a riposare meglio, è possibile mettere a riposo la ghiandola pineale e rimandare e rallentare il processo di invecchiamento.

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Un aiuto dalla Natura per la fertilità

Un aiuto dalla Natura per la fertilità

State provando a realizzare il sogno di diventare mamma e papà senza riuscirci?

Le piante officinali selezionate che puoi trovare in erboristeria possono aiutarvi a far sì che il vostro desiderio diventi realtà!

Nella maggior parte dei casi il problema non è da collegarsi a disturbi gravi, ma a squilibri ormonali, che a sua volta dipendono da motivi di natura psicologica.

La prima pianta che può aiutare è la Maca.
Nella maggior parte dei casi, se un figlio non arriva dipende da lui.
Gli spermatozoi possono essere deboli o dotati di scarsa motilità, per cui non hanno la giusta spinta e forza per raggiungere l’obiettivo.
I principi attivi della Maca li rinforzano e ne aumentano il potere fecondante.
Nella donna la Maca aiuta a stimolare i follicoli a produrre ovociti.

E’ una pianta delle Ande peruviane, conosciuta da sempre e chiamata anche “pianta della felicità” per via dei suoi effetti afrodisiaci e per la sua proprietà di aumentare la fertilità.

Inoltre la Maca determina uno stato di benessere generale sia fisico sia psichico, che la rende un integratore ideale: stimola il sistema nervoso, aiuta nella concentrazione, aumenta il grado di energia e combatte la stanchezza.

Il Trifoglio rosso è un’altra pianta molto utile in caso di infertilità.
Grazie al suo alto contenuto in vitamine e proteine è un vero nutrimento per l’utero.
Contiene anche magnesio, che rilassa il sistema nervoso.
E contribuisce a far funzionare al meglio le ghiandole ormonali, ripristinando l’equilibrio degli ormoni.

Anche l’olio di Lino può avere benefici sia per gli uomini sia per le donne.
Quest’olio contiene omega 3 e omega 6, vitamine del gruppo B, potassio, magnesio, proteine, zinco.
Anche il sistema riproduttivo può beneficiare delle proprietà dell’olio di semi di lino.
Negli uomini aiuta a mantenere gli spermatozoi sani ed attivi, nella donna contribuisce a stabilizzare gli estrogeni prodotti.

Il Dong Quai è una pianta poco conosciuta nel mondo occidentale, ma molto usata dalle donne asiatiche.
E’ usata per la salute del sistema riproduttivo, in particolare dell’utero.

Un’altra pianta per la fertilità è la Damiana.
E’ un eccellente afrodisiaco e un aiuto per combattere l’impotenza.
Viene usata per la regolazione del sistema nervoso, per il bilanciamento degli ormoni e per l’aumento del desiderio sessuale.

Il Rubus idaeus, il Lampone, è noto grazie ai suoi squisiti frutti.
Il suo gemmoderivato è un prodotto erboristico che trova larga applicazione nei disturbi genitali femminili, grazie alle sue proprietà riequilibranti sulla sfera sessuale della donna.
Agisce sull’apparato genitale femminile, regolando il cosiddetto asse ipotalamo-ipofiso-gonadico e trova impiego in tutte le problematiche legate al ciclo mestruale.

Una citazione particolare va a She oak, un fiore australiano.
Il fiore di questa pianta ha un apice sferico, che si sporge a catturare il vento in un modo molto simile a quello con cui le tube di Falloppio catturano gli ovuli espulsi dalle ovaie.
Il fiore si trasforma poi in un frutto simile a una nocciolina, che è della stessa misura degli ovociti umani.
Queste caratteristiche mettono il fiore in relazione con la fertilità delle donne.
E la sua funzione è legata ai fattori emozionali che inibiscono la fertilità: infatti è molto utile per le donne che non riescono a rimanere incinta nonostante l’assenza di problemi fisici.
She oak sembra dissipare i blocchi emotivi, consci o inconsci, che possono impedire il concepimento.

Ecco qui alcune erbe per la fertilità.
Dove non ci sono patologie importanti, possono essere una validissima alternativa alle terapie farmacologiche.
​​​​​​​E’ comunque bella l’idea di affidarsi alla Natura per l’atto più grande che la Natura stessa abbia creato e che si chiama “vita”.